giovedì 6 aprile 2017

Horror Story #2 - Gli Immortali

Nel momento stesso in cui ho visto la bambina fissarmi da un angolo buio della camera da letto, ho capito che stavo per morire. I suoi occhi, rossi come il sangue appena versato, mi osservavano senza alcuna traccia di umanità. Anche se ero spaventato non avevo nessun dubbio: la morte era nella mia camera, era lì per me e mi stava guardando dritto in faccia. L'ultima cosa che ricordo fu la ferocia con la quale mi balzò al collo. Il violento morso che mi inflisse mi fece morire in pochi istanti, e la mia mente piombò nel buio.






All'improvviso, dal nulla in cui ero precipitato, spalancai di nuovo gli occhi alla vita. Mi ritrovai a domandarmi se non fosse stato tutto un terribile sogno, ma ogni mia congettura, venne smentita quando lo sguardo scivolò sulle lenzuola imbrattate del mio letto. 


Sangue, sangue dappertutto, sangue rappreso. Io stesso ero ricoperto di sangue. 

Una fitta al petto mi fece piegare sulle ginocchia, misi una mano là, dove una volta il cuore aveva battuto il tempo, e incredibilmente non riuscii a sentirlo. Provai con più attenzione. Nulla. 

Ero vivo, oppure no?

Ero nel panico. Non riuscivo a trovare una spiegazione logica a quella drammatica situazione finché, come una folata di vento improvvisa, ricordi sparsi iniziarono a turbinare veloci nella mia mente, rendendo tutto più comprensibile.

Una bambina nel buio. 

Una bambina bionda con occhi rossi come il sangue.

Un balzo agile.

Graffi violenti a stordirmi.

Un morso profondo alla gola. 

Poi il buio.

Il silenzio.

L'oblio.

Era stata lei. 

Dall'oscurità in cui mi fissava, rapidamente era piombata sul mio letto senza lasciarmi il tempo di reagire. Troppo veloce, troppo agile. Una terribile scarica di graffi in rapida successione mi paralizzò. All'improvviso arrivò un dolore acuto alla base del collo che mi fece gridare con tutto il fiato che avevo nei polmoni, fino all'ultimo soffio di respiro che mi restava. Le mie carni si erano stracciate sotto le sue fauci. Ricordo un debole tentativo di liberarmi, cercavo di fermarla ma sembrava avere una forza sovrumana. Sembrava un demonio. Dopo quel morso, un fluido freddo come la neve invase il mio corpo e scorrendo rapido nelle vene, arrivò al cervello, spegnendolo temporaneamente.

Non so quanto tempo fosse passato prima del mio risveglio. So solo che, dopo i primi momenti di terrore e confusione, mi sono sentito bene. Anzi, benissimo. Non mi ero mai sentito tanto energico come in quel momento. Compresi che la bambina non voleva uccidermi. Voleva solo rendermi come lei. Voleva donarmi l'eternità. 

Aveva scelto me e adesso io sono come lei. Eterno.

La bambina dagli occhi rossi mi ha salvato dalla morte. Ha scelto me e mi ha donato l'immortalità.

Ora tocca a me salvare qualcuno.

Ora io, uomo dagli occhi rossi, ti sto osservando mentre dormi serena nel tuo letto.

Sono qui, mi vedi? 

Sono nascosto nell'angolo più buio della tua stanza.

Sei così indifesa.

Ho scelto te, sai? 

Non avere paura. 

Arrivo a prenderti!

lunedì 3 aprile 2017

Siamo Ciò Che Siamo

Io sono un uomo che ha da sempre un sogno al quale non ha mai dato importanza, ritenendolo al di sopra delle proprie capacità; sono un uomo che quel sogno non l'ha mai seguito, né coltivato veramente e che ora può darsi sia troppo tardi da realizzare; In realtà ci sto provando con la consapevolezza di aver già perso molto, troppo tempo.
Non posso fare di più di quello che sto facendo ora. Ho dei limiti che fanno parte di me, e che dipendono da come sono fatto. Sono blocchi difficili da cambiare, figuriamoci da eliminare.

Non eccello in niente. Non ho mai vinto coppe o medaglie, non ho mai avuto riconoscimenti da parte di nessuna istituzioni, mai nessun premio mi è stato riconosciuto e assegnato.
A scuola ero nella media, nel lavoro sono nella media, nella vita sono nella media. 
Sono così, e per quanto io cerchi di evolvere, maturare, impegnarmi, non riesco a perdere quella sensazione di pochezza che contorna la mia figura. Ho la continua sensazione di creare mediocrità e sono convinto di non aver nessun numero vincente tra i biglietti che stringo nelle mani.
L'unica cosa che so è che quando scrivo sono felice; quella cosa, nel momento in cui la faccio, mi fa sentire bene, mi fa sentire a casa.
Che io lo faccia male, bene o nella media, alla fine del processo di scrittura mi sento sempre meglio di quando ho iniziato, anche se ciò che ho scritto è mediocre, orrendo o stupendo: non importa. 
Non ha importanza perché io faccio del mio meglio e il mio meglio purtroppo è tutto qui.
Io sono così, provo a crescere ma forse non ci sono i mezzi, forse manca proprio la materia prima, probabilmente manca anche il talento. Purtroppo mi rendo conto che nella vita, per quanto si dia il massimo, nulla cambierà mai. 
Siamo ciò che siamo e non saremo mai nient'altro.

La cosa più dura è accettare che il sogno che nascondi nel cuore non vedrà mai la luce ma, una volta che avrai accettato questa realtà dei fatti, potrai finalmente andare avanti, continuare ad amare la tua mediocrità e farla vivere in ogni tua produzione, perché chi è ossessionato dal proprio sogno non si fermerà mai davanti a nulla. Mai.
I sogni non possono essere incatenati, devono poter volare ad ogni occasione, sempre e comunque; 
i sogni devono poter essere mostrati a tutti e non importa quanto verranno derisi, non importa se saranno criticati, non importa nemmeno se saranno applauditi, l'unica cosa che conta è far volare il tuo sogno, perché se lo farai volare in alto, farai volare anche la tua anima e, se la tua anima volerà, tu potrai finalmente essere libero.

mercoledì 29 marzo 2017

"Io e Te" di Niccolò Ammaniti

La notte spesso non dormo e turbato da fantasmi che nemmeno conosco, continuo a girarmi e rigirarmi nel letto come un'anima in pena. Non comprendo appieno il motivo della mia insonnia, so solo che inevitabilmente si presenta al mio cospetto notte dopo notte, per poi abbandonarmi con le prime luci del mattino. In quei momenti la mente è colpita da una serie violenta di pensieri, riflessioni e turbamenti che non mi fanno chiudere occhio.
In tutto questo delirio cerco comunque di non sprecare il tempo che mi è concesso, così passo notti intere davanti allo schermo di un computer alla continua ricerca di qualcosa di costruttivo e creativo da fare. 
Di solito finisce tutto con il solito sito porno e una sborrata su un fazzoletto di carta.
Quando va diversamente, scopro autori dei quali ho spesso sentito parlare ma che non ho mai avuto voglia di leggere. Autori famosi che però mi hanno lasciato sempre abbastanza indifferente; è questo il caso di Niccolò Ammaniti, autore non molto prolifico ma di grande successo. 

La notte scorsa, dopo essermi rigirato nel letto per ore nel vano tentativo di perdere i sensi, ho abbandonato il mio caldo crogiolo e mi sono indirizzato verso la libreria, intento a trovare un romanzo breve da fruire in una sola seduta. È così che mi è capitato tra le mani “Io e te”, penultima fatica dello scrittore romano, romanzo breve uscito nel 2010 che ha ottenuto un buon successo, anche grazie all'uscita dell'omonimo film diretto da Bernardo Bertolucci

La storia narra del complicato rapporto tra Lorenzo e la sorellastra Olivia, con la quale non ha mai particolarmente legato, complice anche l'assenza di lei e il suo disinteresse per il fratello minore. 
Come risultato di determinati eventi che sono descritti nel libro, i due si troveranno a dover condividere una piccola cantina come rifugio per un breve periodo di tempo e, spinti dalle circostanze, riusciranno a creare un legame affettivo dove prima esisteva solo un legame sanguigno. 
Non racconto altro per non svelare troppi particolari della trama e nonostante la mia descrizione sia terribile, poco specifica e appena accennata, consiglio a tutti coloro che si ritroveranno un paio d’ore di tempo, la lettura di questo romanzo breve. 

Un centinaio di pagine sono veloci da leggere, leggetele e poi anche voi potrete andare a visitare quei siti piccantini che ci piacciono tanto!

lunedì 20 marzo 2017

Anarchia


Molte persone quando sentono parlare di Anarchia, pensano subito ad un gruppo di pazzi senza legge, pronti a mettere a ferro e fuoco le città e a far collassare la società in un caos incontrollabile.

Questa credenza è parecchio lontana dall'ideologia che fonda il movimento anarchico.
L'Anarchia presuppone che ogni individuo abbia maturato una coscienza sociale tale da essere in grado di autogestirsi e comportarsi in modo civile in ogni ambito della vita comune.
Nell'anarchia ogni singolo individuo è libero di comportarsi come crede per quanto riguarda la sua vita senza aver nessun tipo di potere sulla vita degli altri. 
In una società anarchica vige il rifiuto totale del potere costituito, della repressione ai danni dell'individuo e dei soprusi da parte delle organizzazioni statali.
Non è caos, non è disordine, non è violenza. 
È autonomia, indipendenza e libertà.
Libertà totale.

La soppressione del potere dello Stato, non implica in nessun modo l'annullamento dell'organizzazione sociale, ma auspica un evoluzione societaria tale da creare un organizzazione non gerarchica, basata sulla fiducia tra gli individui che la compongono. È importante ribadire che nessuna teoria anarchica ha mai teorizzato l'assenza di regole, in quanto l'anarchismo non lascia nulla al caso, ma propone una società costruita intorno a norme e principi etici egualitari, condivisi e non imposti.
Ecco lo stralcio finale del programma anarchico stilato da Enrico Malatesta nel 1919 che sintetizza gli ideali del movimento, utili a fondare una società sulle basi dell'anarchismo:



« [...] Noi vogliamo dunque abolire radicalmente la dominazione e lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, noi vogliamo che gli uomini affratellati da una solidarietà cosciente e voluta cooperino tutti volontariamente al benessere di tutti; noi vogliamo che la società sia costituita allo scopo di fornire a tutti gli esseri umani i mezzi per raggiungere il massimo benessere possibile, il massimo possibile sviluppo morale e materiale; noi vogliamo per tutti pane, libertà, amore, scienza.
E per raggiungere questo scopo supremo noi crediamo necessario che i mezzi di produzione siano a disposizione di tutti, e che nessun uomo, o gruppo di uomini possa obbligare gli altri a sottostare alla sua volontà né esercitare la sua influenza altrimenti che con la forza della ragione e dell'esempio.
Dunque, espropriazione dei detentori del suolo e del capitale a vantaggio di tutti, abolizione del governo. Ed aspettando che questo si possa fare: propaganda dell'ideale; organizzazione delle forze popolari; lotta continua, pacifica o violenta secondo le circostanze, contro il governo e contro i proprietari per conquistare quanto più si può di libertà e di benessere per tutti. »


Non sono completamente d'accordo con la penultima affermazione dell'ultimo paragrafo; secondo il mio punto di vista, l'anarchia dovrebbe seguire una filosofia non violenta; ma questa è la MIA idea di Anarchia che è leggermente differente da quella sopracitata che, nonostante sia stata scritta nel 1919, racchiude interamente la filosofia anarchica moderna.


Gli anarchici considerano tutti gli uomini, (indipendentemente da sesso, razza, cultura e religione) pari l'uno dell'altro e per questo non riconoscono nessun tipo di stato, nessuna frontiera né alcun confine.
Lo stato dev'essere sostituito da organizzazioni e da associazioni popolari. Il metodo di autogestione delle strutture è deciso in assemblee dove ci si prefissa lo scopo di raggiungere decisioni che arrivino sempre ad avere un risultato unanime. Unanimità non significa che tutti dovranno arrivare ad essere completamente d'accordo sulla decisione da prendere, ma trovare una sintesi tra le varie posizioni che non vada a prevaricare nessuno. La maggioranza non ha dunque alcun potere sulla minoranza; questo è il principio di una società sviluppata in maniera orizzontale, cioè senza alcun tipo di gerarchia.




Mi sono sentito in dovere di spiegare in questa estrema sintesi quali sono i principi fondamentali dell'Anarchia perché troppe volte ho sentito dire inesattezze sull'ideologia che muove questa filosofia. Fabrizio De André in un intervista disse:

"Aspetterò domani e magari cent'anni ancora finché la signora Libertà e la signorina Anarchia verranno considerate dalla maggioranza dei miei simili come la migliore forma possibile di convivenza civile, non dimenticando che in Europa, ancora verso la metà del Settecento, le istituzioni repubblicane erano considerate utopie."

La Signora e la Signorina di cui parlava Faber, ad oggi, non si sono ancora viste e, di questi tempi, sembrano ben lontane dall'arrivare. Ma si sa, alle donne piace farsi attendere e, molto probabilmente quando i tempi saranno maturi le vedremo comparire all'orizzonte.
Basterà aspettare.

sabato 11 marzo 2017

Facebook: La Vita Falsa

Ci crediamo tutti celebrità. Pubblichiamo foto dove fissiamo l'obbiettivo esibendo un sorriso tanto ebete quanto fasullo, mentre alziamo al cielo un bicchiere che contiene un liquido qualsiasi per brindare alla salute di nessuno in particolare, ma più probabilmente alla nostra.
Fumiamo sigarette di marca e, mentre fissiamo intensamente l'obbiettivo, ci prepariamo ad essere immortalati per sempre in una delle foto che comporranno il nostro personalissimo album fotografico online.
Sembriamo tutti divi di hollywood che partecipano ad un evento sociale esclusivo. È estremamente importante far vedere che ci divertiamo, dimostrare che senza di noi il party non avrebbe senso, far vedere che ce la stiamo spassando sul serio mentre in realtà non aspettiamo altro che tutto finisca,  che tutto termini per lasciarci tornare finalmente a casa. Ma dobbiamo fare attenzione! Gli altri tutto questo, non lo devono mica capire, Giusto? Il nostro castello di carte crollerebbe in un attimo se solo si intuisse una nostra piccola debolezza.
Con quelle istantanee non facciamo altro che creare personaggi che speriamo gli "amici" possano ammirare e successivamente arrivare ad invidiare. Quello che non capiamo, e che forse non capiremo mai, è che la nostra vita interessa solo a noi stessi. Per gli altri non contiamo niente, ed è giusto così.

Facebook ha tanto successo proprio perché permette di mostrare al mondo intero, la propria parte migliore, permette di far vedere a tutti come siamo bravi, intelligenti e coscienziosi, e sopratutto, crea l'illusione di rendere gli altri consapevoli della nostra esistenza mentre confrontiamo le nostre vite con le loro, spiandole senza sosta e sperando non siano migliori delle nostre.
Scrollando la timeline di Facebook si susseguono foto e video di conoscenti sempre in festa, di persone che raccontano in tempo reale il loro viaggio in una meta qualsiasi (fosse anche solo verso l'ospedale di Cona), post di fidanzati che si scambiano effusioni talmente zuccherose da poter essere usate come dolcificante nel caffè, resoconti di cene in ristoranti stellati e McDonald; tutte scene felici che raccontano solo una piccola parte della giornata, tutte scene che mostrano sempre il meglio di ogni situazione, escludendo ciò che non è cool.

Provate a osservare bene quelle foto, guardate con più attenzione quei video.
Quanto sono forzate quelle espressioni di felicità folle? 
Quanto sono finte quelle risate registrate in una diretta live
Quanto c'è di recitato in tutto ciò che viene mostrato? 
Quanto è reale, e quanto è fatto solo per stupire?

Provate a selezionare a caso un vostro contatto e scrollate la sua home per un po'; notate qualcosa?
Non vi sembra che tutto sia troppo perfetto? Avete anche voi quella chiusura allo stomaco che vi fa capire come la vostra vita non valga niente in confronto a quella che stanno vivendo gli altri?
È naturale, il vostro contatto fa quello che facciamo tutti, ovvero, mostrare il meglio di sé. 
Questo porta chi osserva ad un momento di sconforto e ad una temporanea e inconsapevole depressione. Mentre osserviamo la vita (online) di qualcuno, la paragoniamo inevitabilmente alla nostra e, tutti quei momenti felici in successione uno in fila all'altro, fanno apparire la nostra esistenza emozionante come quella di una monaca di clausura.

Spesso gli amici, mi raccontano le loro serate piene di rocambolesche avventure e mirabolanti colpi di scena, uscite incredibili dove capita di tutto, momenti tanto assurdi e divertenti da sembrare il racconto di una scena tratta dal film "Una notte da leoni".
Invogliato da questi racconti (e dal fatto che ormai esco di casa per fare "serata" circa tre volte l'anno) decido di seguirli per un'uscita in ricordo dei vecchi tempi; mi preparo per una serata all'insegna della follia, una serata dove se ne vedranno delle belle, una serata ad alto tasso di rischio ma poi, poi... indovinate un po'? Non succede assolutamente nulla. Ce ne stiamo lì al bar a bere birra, ridere e scherzare certo, ritrovare le vecchie conoscenze, riabbracciarsi, tutto molto bello, ma nulla di così eccezionale come mi raccontavano, nulla che verrà ricordato nel tempo, che entrerà nella storia del nostro gruppo. In uno dei miei primi tweet ho pubblicato una citazione di Munger che diceva così:

La trovo una frase illuminante. Il 90% delle volte le tue aspettative saranno deluse. Mi sembra una percentuale abbastanza realistica.



Sono dieci anni che ho un account Facebook e in tutto questo tempo il social network è cambiato molto; non voglio dire che sia peggiorato, ma adesso lo si utilizza con una malizia che nei primi tempi la gente non usava ancora.
Alle origini, le persone erano più ingenue, meno studiate a tavolino, con meno bisogno di stupire per ricevere like o commenti di approvazione. Non so se sia così solo per me ma ultimamente, noto una certa uniformità nei contenuti e nelle dinamiche dei post.

Mi spiego meglio.

Le foto sulla home appaiono ciclicamente sempre identiche tra loro e sono composte da selfie che augurano a tutti un originalissimo "Buongiorno!!", da immagini che ritraggono piatti pronti ad essere divorati ma che prima bisogna assolutamente esibire a tutti, fino ad arrivare alle istantanee dove si mostra il luogo in cui ci si trova, che sia una strada, una discoteca o un bar di paese.

Vengono pubblicati in continuazione video comicivideo musicali che non guarda più nessuno, spezzoni di film che le persone amano, ma sopratutto, gli orribili video delle dirette dove le persone danno il loro meglio e mostrano al mondo intero quanto la loro vita sia favolosa e interessantissima. Ci sono anche dirette dove ci si lamenta di come gli altri siano inutili, creino problemi e rovinino la nostra esistenza.
Tutto ciò illude le persone di ricevere quel minimo di attenzione così da soddisfare quel bisogno costante di conferme da parte del prossimo di cui tutti abbiamo bisogno.

Seguono poi i post sagaci dove mostriamo al mondo la nostra spiccata ironia con battute ormai sempre uguali, scritte con gli stessi modi di dire e di comunicare;
Scrivono tutti nello stesso modo, con quel tono continuamente sarcastico e dispregiativo, che riduce le battute ad una massa di parole uniformate nella banalità di uno slogan di successo. Tipo:

-...E poi ci sono io che sono sfigato e vado in giro in porsche...
Stavo riflettendo su.... come nell'arte moderna si dia più importanza alla visione d'insieme che al particolare...
- Finalmente siamo giunti alla finale del torneo di bocce del centro anziani, l'hipe è altissimo!
- Ho dipinto un opera che strizza l'occhio alle tecniche pittoriche del periodo paleolitico.
Chi mi conosce lo sa che io non bevo mai il vino dai bicchieri di plastica.
- Ci ho provato sia con Luciana che con Paola, ma per ora me l'ha data solo una delle due, bene ma non benissimo!).
Potrei continuare ma mi fermo perché mi stanno venendo i conati.

Scrollando la home si incontrano sempre dei post politici dove amici si premurano di spiegarci il loro indispensabile punto di vista sulla gestione del Bel Paese. Ovviamente questi proclami non avranno nessun effetto su coloro che li leggeranno; si fatica a far cambiare opinione a qualcuno con cui si parla a quattrocchi, figuriamoci se si riesce a farlo dal web. Naturalmente sotto questi post nella sezione commenti non possono mancare le polemiche sterili. Alla fine ognuno manterrà la propria idea eh, ma la polemica, quella non deve mancare proprio mai!

Quando leggo i commenti, mi succede spesso di sentirmi estremamente ignorante e poco informato sulle cose. Le persone parlano di temi, anche complicati, con una tale sicurezza e con tale preparazione che mi piacerebbe quasi poterle incontrare dal vivo e parlarci per ore, farmi istruire su qualsiasi cosa e potere essere un giorno anch'io un grande esperto su tutto.
Poi però mi viene in mente che al giorno d'oggi è facile sapere tutto. Hai la risposta sempre in tasca e non puoi proprio fare a meno di usarla. È una cosa buona, una cosa che ormai utilizziamo tutti, quindi smetti di fare il figo facendo credere di essere l'esperto finale di qualunque argomento (sì, parlo proprio con te!).

Finisco l'elenco di ciò che trovo irritante nella home di Facebook con l'oceano di link (a volte anche interessanti, perchè no?) che portano a notizie che, come è stato recentemente dimostrato, non legge nessuno. Spesso la gente si limita a leggere il titolo, da quello poi svilupperà un'idea più o meno a fuoco sull'argomento e a questo punto, comincerà a sparare commenti spesso senza senso o fuori tema.
Il Science Post, una rivista online americana, ha creato un articolo vuoto contenente solo il "lorem ipsus" (il testo che mostra tutti i tipi di carattere grafico che si possono utilizzare in un documento) mettendo però un titolo accattivante e provocatore. 
Risultato: quasi 50 mila condivisioni. 
Circa il 70% di quelli che condividono articoli on-line, legge solo il titolo.


Questa è la quasi totalità dei contenuti che invadono la mia home e che inizio a non digerire più.
Non riesco a tollerare le vite finte e patinate degli altri, non reggo più le continue polemiche su tutto, non sopporto nemmeno più le foto delle loro macchine, mogli, figli, animali, case e cose. 
Tutto troppo uguale, tutto fotocopiato e mostrato solo per generare invidia e provare agli altri la propria superiorità.
Spesso mi trovo a dire: "Ma a me che cazzo me ne frega?".

Scrivendo questo articolo mi sono chiarito le idee, ho capito alcune cose e credo di essere arrivato ad una decisione. Sono ormai pochissime le cose interessanti che questo social network propone e probabilmente non basteranno a farmi cambiare idea. Presto chiuderò il mio account personale di Facebook. Non mi serve, non mi dà nulla che non possa trovare da altre parti. 
Sicuramente perderò qualcosa, ma sono convinto che quel qualcosa non sarà poi così importante. 
Le cose che contano, se contano davvero, prima o poi mi raggiungeranno.

martedì 21 febbraio 2017

Nostalgia

La notte svela il ricordo di un amore mancato
che, arrivato da molto lontano, 
è riaffiorato per sbaglio nella mente mia,
facendomi innamorare di questa tragica nostalgia.
Mi prenderò cura di lei, prometto.
L’anima sa cosa sono veramente,
e la verità, è che sono un sacco di niente:
Un eco che non ripete il verso,
Una luce che non brilla mai,
Una voce che non dice nulla,
Un vento che non soffia niente,
Uno specchio che riflette distorto
come le false verità che riporto.


Lasciate che il Sole celebri la mia disfatta,
fatelo godere di ogni mia sconfitta, 
ma poi imploratelo per la mia salvezza.
La gioventù ha lasciato spazio all’esperienza
ma quello spazio rimane inspiegabilmente vuoto.
Non c’è stata nessuna lezione da imparare,
solo dolore senza senso, e amore incontrollato. 

Non c’è stata pace, mai. 

E di quell'amore, mancato dal fato,
non rimane che il ricordo sbagliato
di una lontana nostalgia, 
sbiadita in un attimo dal tempo, che è fuggito via.


domenica 19 febbraio 2017

Ma Poi Io, Che Cazzo Ne So?

Lo ammetto, non sono perfetto. Ho sbagliato spesso e a volte, ho fatto anche molto male. 
Ho amato visceralmente il mondo e le sue contraddizioni ma poi, solo un minuto più tardi avrei voluto vederlo sprofondare nella sua stessa merda.
Ho odiato le persone pentendomi solo di averle amate così tanto.
Ho sorriso troppo poco mentre gli altri ridevano a crepapelle di me.
C'è una frase che mi aiuta molto nei momenti in cui mi sento umiliato; è una frase che nasconde una profonda tristezza per la propria condizione ma che soprattutto infonde una grande forza cercando di prendere una situazione spiacevole e di rovesciarla a proprio favore. La frase è questa: 
"Non sentirai il mondo ridere di te se tu ridi più forte"

A volte si arriva ad un punto in cui l'unica cosa che rimane da fare è ridere.
Ridere fortissimo.
Bisogna solo ridere, sopratutto di sé stessi. 

Basta prenderci sul serio! Adesso vi dico una grande verità, siete pronti??
In fondo in fondo, di voi, non frega niente a nessuno. 
Io non sono nessuno. Nessuno di voi è nessuno.
Una volta ho visto un tizio camminare nella piazza della mia città sfoggiando una meravigliosa maglietta che sul petto aveva stampato questa frase:
"Dio esiste ma non sei tu. Rilassati". 
E adesso che lo sapete anche voi, potete tornare a vivere sereni la vostra vita.

Va tutto bene, tranquilli.
Non è successo niente.