giovedì 20 luglio 2017

Restiamo Umani

Provate solo per un momento a immaginare questa scena: 
siete in casa vostra, sono le 19.15 e state preparando la cena per i vostri figli che, come al solito, quando torneranno dall’allenamento di calcio, saranno affamati.
Mentre apparecchiate la tavola, vi fermate un momento davanti alla tv per rispondere alla domanda che Amadeus sta ponendo ai concorrenti. Oh, quei tre non ne azzeccano una, voi sì che la sapete la risposta, altroché quegl’ignoranti. Ma poi… no, avete sbagliato anche voi. Fa' niente dai. Continuate allora ad apparecchiare rimuginando però sulla risposta corretta.
Tutto ad un tratto sentite un botto. Sobbalzate e il piatto che dovevate posare sul tavolo cade a terra frantumandosi in mille pezzi. Poi un altro botto e un altro e un altro ancora, e ancora e ancora e ancora. Intorno a voi, oltre le sicure pareti domestiche, si sentono colpi di armi da fuoco, innumerevoli colpi e poi urla, urla disumane, urla irreali. 
Vi precipitate alla finestra. Cazzo! I vostri figli sono lì fuori. Ma che diavolo sta succedendo? Guardando meglio notate delle persone a terra imbrattate di sangue, immobili. Uno vi sembra di conoscerlo ma, non ne siete sicuri. Il panico prende il sopravvento e disperatamente cercate di vedere se i vostri figli sono tra la folla che scappa in ogni direzione. Poi ci sono altre esplosioni, altri botti, altre urla disumane. 
È il delirio, e tutti cercano riparo per salvare la pelle.
Per quelli rimasti a terra, ormai, non c’è più nulla da fare.
I vostri figli fortunatamente rientrano a casa, sono shoccati da ciò che sta succedendo, piangono e anche voi piangete con loro, ma stanno bene e siete felici di poterli riabbracciare. La vostra bella famiglia è unita adesso, e questa è l'unica cosa che conta.
TRE MESI DOPO
La guerriglia iniziata quella maledetta sera continua. Il paese è in ginocchio e i sopravvissuti agli attacchi sono stremati dalla fame e dal terrore. 
C’è solo una decisione giusta. Scappare. 
Dove? Ovunque. Qui non ci si può più stare.
"Allora scappiamo?" chiede vostro figlio.
"Scappiamo!" dite voi.

Cari amici di Poggio, vi invito a ragionare. Non avete nessun bisogno di difendere il territorio che occupate, che occupiamo. Pensate: con le tasse che pagate ogni anno, stipendiate organi preposti a mantenere l’ordine pubblico. 
Non elevatevi ad eroi della resistenza conto l'invasore. Non lo siete.
State scegliendo il nemico sbagliato; quelli contro cui ve la prendete sono vittime di una realtà che non hanno scelto. 
Sono persone che vorrebbero solo ricominciare a vivere e che, se ci fosse la benché minima possibilità di poter tornare al proprio paese, lo farebbero subito, perché là, loro, avevano una vita normalissima, proprio come ce l’abbiamo noi qua. 
Se un giorno foste costretti a scappare dall’Italia, non tornereste subito a casa appena le cose si fossero sistemate? 
E secondo voi, loro no? 
Se domani scoppiasse una guerra, per proteggere i vostri figli, voi non fareste le stesse cose? 
Non fatevi strumentalizzare da chi vi vuole arrabbiati e agguerriti contro un nemico inesistente. 
Usate il cuore e mettetevi nei loro panni. 
Voi, al loro posto, cosa avreste fatto?
Restate Umani, per favore.


venerdì 23 giugno 2017

Il Racconto Di Hemingway

Si può creare una storia con sei parole? Sì, si può fare. Ernest Hemingway in sole sei parole è riuscito costruire una trama angosciante e drammatica. E sapete come? Facendo fare tutto il lavoro al lettore. All'immaginazione del lettore è affidato il compito di riempire gli spazi vuoti; il vostro cervello non potrà fare a meno di formulare ipotesi su ciò che può essere successo prima, durante e dopo. Mettiamoci l'anima in pace, non lo sapremo mai! Ecco il racconto:

Vendesi: scarpine da bebè, mai usate.

Boom! Ecco un mondo di possibilità che esplodono nella vostra mente. E sono tutte tragiche, lo so! L'essere umano ragiona all'incirca nello stesso modo e quindi anche voi ora state pensando al peggio. 

Si racconta che Hemingway lo scrisse in una serata Newyorkese dopo che altri scrittori lo sfidarono a creare una trama coinvolgente in sole sei parole. Scommisero dieci dollari e, com'è facile intuire, Ernest mise tutte le banconote nel suo portafoglio. Così, grazie ad una stupida scommessa è nato un piccolo capolavoro. 

C'è qualcosa di magico in questo racconto perché con pochi elementi riesce a stimolare la fantasia di chi lo legge e, volente o nolente, il lettore crea un mondo, una vicenda e dei personaggi che la vivono. Non abbiamo certezze su cosa sia accaduto, non sappiamo niente, possiamo solo immaginarlo. Ed è bello anche così!


sabato 17 giugno 2017

"Non Ti Faccio Niente" di Paola Barbato

Il 13 Giugno è uscito nelle librerie "Non Ti Faccio Niente", il nuovo romanzo di Paola Barbato edito da Piemme, e precedentemente pubblicato su Wattpad, piattaforma online dove è possibile pubblicare liberamente i propri scritti. 
Paola Barbato non è sconosciuta al pubblico, non è un autrice esordiente e non è una scrittrice della domenica, come posso essere io o altri che pubblicano su Wattpad le loro storie. Paola Barbato è una professionista. Tra i suoi lavori recenti ricordiamo "Ut", miniserie creata in collaborazione con Corrado Roi e "Juric", quarta stagione della saga di "Orfani". 
Con Rizzoli, ha pubblicato nel 2006 "Bilico", nel 2008 "Mani nude" e nel 2010 "Il filo rosso". Poi ci sono i racconti contenuti nell'e-book autoprodotto "Intermittenze", vari romanzi a fumetti e numerosi albi di "Dylan Dog" scritti in quasi vent'anni di lavoro alla Sergio Bonelli Editore
Ok. 
Allora perché, una scrittrice con una carriera ben avviata, ha deciso di pubblicare un romanzo su Wattpad? La risposta è tanto semplice quanto inaspettata: la trama del romanzo non interessava a nessun editore. Scusate se mi ripeto ma non ci posso ancora credere! Questa storia qui, scritta in questa maniera qui, con questo intreccio qui, non interessava a nessun editore! 
Ok, allora noi poveri stronzi non abbiamo speranze. Se gli editori hanno avuto alcuni dubbi a pubblicare questo romanzo, possiamo chiudere baracca e burattini e impiegare il nostro tempo in qualcosa di più proficuo, come fare l'artista di strada a Machu Picchu o costruire castelli di carte con i sottobicchieri della birra al pub! Ah, se solo non adorassimo scrivere parole a caso su fogli sparsi! Ma sto divagando...
La risposta dei lettori sulla piattaforma online non si è fatta attendere, favorendo così l'immediato successo dell'opera e facendo finalmente rinsavire gli editori che, intravedendo un possibile mercato, si sono accaparrati i diritti del romanzo. 
Il 16 Giugno, Paola Barbato ha presentato il libro all'IBS+Libraccio di Ferrara e io non potevo proprio mancare. Così, emozionato e tremante come una ragazzina che si trova di fronte a Justin Bieber, mi sono avvicinato e le ho chiesto di autografare la mia copia del romanzo. Ed eccola qui:


Trama
Negli anni ottanta, Vincenzo rapisce alcuni bambini che vengono trascurati dalle famiglie di appartenenza, risvegliando così nei genitori quell'amore e quell'interesse che non avevano mai manifestato in precedenza. Dopo tre giorni di disperate ricerche, i bambini tornano a casa illesi.
Sono passati ormai trent'anni e oggi quei ragazzini sono adulti. Molti di loro hanno messo su famiglia e  adesso sono proprio i loro figli che inizieranno a sparire, rapiti da una mano senza scrupoli che, questa volta, non regalerà loro un lieto fine.

È un romanzo angosciante, perché va a toccare quei nervi scoperti che ogni genitore cerca di non stuzzicare mai e che mettono le radici nelle nostre paure ataviche. 
La scrittura (ma che ve lo dico a fare?) è incredibilmente fluida e godibile e, mantenendo sempre la tensione ad alti livelli, porta il lettore a macinare pagine su pagine su pagine su pagine....
Io l'ho letto su Wattpad ma non potevo non avere la mia personalissima copia esposta nella libreria affianco agli altri romanzi di questa splendida autrice.

Forza, correte a comprarlo e leggetelo, oppure andate su Wattpad e leggetelo; insomma fate un po' come vi pare, ma leggetelo! 

Paola Barbato presenta "Non ti faccio niente" a IBS+Libraccio di Ferrara





domenica 4 giugno 2017

Horror Story #3 - L'Ultimo Viaggio

Se qualcuno fosse entrato in quel momento nel salotto, avrebbe avvertito immediatamente la cupa atmosfera che vi regnava al suo interno. L'oscurità e il silenzio assoluto rendevano l'ambiente inquietante, ma ciò che più avrebbe terrorizzato un ipotetico avventore, sarebbe stato vedere che al centro di quella stanza c'era una vecchia, che se ne stava lì, in piedi con le braccia lungo ai fianchi, immobile. 
Alcune candele le illuminavano il volto deturpato da profondi solchi; rughe, che raccontavano una vita fatta di sofferenza, lacrime e sacrifici. 
Gli occhi erano chiusi, ma le labbra si muovevano frenetiche a comporre frasi silenziose e incomprensibili. 
Improvvisamente la donna spalancò gli occhi, lo sguardo si fissò in un punto imprecisato di fronte a lei e con voce titubante disse:
   - Chi c'è? - Nessuna risposta.
   - Ho chiesto chi c'è?
Una voce dal nulla sussurrò un'impercettibile: - sono io!
   - Cosa vuoi? 
  - Voglio te! - A queste parole una folata di vento impossibile le vorticò dai piedi alla testa, spense le candele  facendo piombare la stanza in un'oscurità impenetrabile. Innanzi le comparve una figura che sembrava fatta solo di luce. Era un uomo. La donna rimase pietrificata da ciò che vide.
   - Mi riconosci? - Chiese l'uomo che non sembrava avere più di vent'anni.
   - Pensavo di essermi liberata di te tanto tempo fa! Cosa vuoi?
   - Sono venuto a portarti dove tu mi hai mandato.
   - All'inferno?
  - Ti aspetta un luogo ben peggiore! Finirai nel buio più oscuro, nella profonda tenebra, nell'oblio. Sprofonderai nel nulla, nell'assenza, scoprirai che tutto ciò in cui hai creduto, non ha mai avuto senso e non è mai esistito.
E detto ciò, l'uomo scomparve.
Le candele si accesero di nuovo e illuminarono il viso della donna che, rassegnata, si distese a terra ad aspettare il proprio destino. 
La fine iniziò con un dolore improvviso al petto, una violenta fitta che fece mancare alcuni battiti al cuore; poi il respiro divenne affannoso, irregolare, ed infine impossibile. 
Sembrava quasi che due mani invisibili la stessero soffocando. Non cercò nemmeno di combattere, aveva già lottato troppo in vita sua. Rilassò i muscoli e si abbandonò all'oblio. La donna si spense insieme alle candele che, con il loro ultimo bagliore, illuminarono il terrore impresso nei suoi occhi.
   - Benvenuta amore mio! Finalmente siamo di nuovo insieme - le disse suo marito.
  - Dopo tutti questi anni ancora non hai imparato a mentire come si deve - disse la donna vistosamente ringiovanita - a me poi, non l'hai mai fatta! Figurati se credevo alla dannazione eterna, al nulla. Nella vita non ho fatto altro che sopportare e servire gli altri. Questo paradiso me lo sono proprio meritato! Altroché oblio... -
   - Quanto hai ragione! - disse lui con uno strano ghigno - A te proprio non la si fa eh? Dai Sbrighiamoci che il "Signore" ti sta aspettando.
Poi, con delicatezza la prese sottobraccio e, lentamente, si avviarono verso il nulla eterno, scomparendo per sempre.

sabato 13 maggio 2017

BentornAta SPAL!!

E adesso tutti in piazza! Adesso festeggiamo! 
Adesso saliamo tutti sul carro della squadra che dopo 49 anni torna in serie A
Sì cazzo, saliamoci tutti su quel carro. 
Nessuno deve rimanere a terra, più siamo meglio è... e sapete perché? 
Perché le polemiche di coloro che dicono che i veri tifosi sono quei mille che la seguivano anche in serie D sono sterili, senza senso e inutili. 

La festa è della città e sarebbe estremamente triste se fosse fatta solo da quei mille e non da tutti coloro che la SPAL ce l'hanno da sempre nel cuore. 

La festeggeremo, la inciteremo e la ringrazieremo perché questa squadra se lo merita, perché questa squadra è rimasta nell'ombra per 49 anni e ora che torna alla luce è giusto che sia onorata da tutti! 

I mille che c'erano quando le cose andavano male, anche quando si giocava nei campi di provincia della serie D, si mescoleranno alle migliaia di persone che hanno iniziato ad amare e a seguire questa maglia solo da quest'anno. 

Si mescoleranno con i bambini di cinque anni che il nome SPAL l'hanno sentito nominare per la prima volta solo tre mesi fa e che adesso non se la leveranno mai più dal cuore.
Si mescoleranno con chi la SPAL la tifa da sempre, ma la tifa da lontano. 

Avevo appena cinque anni quando mio nonno mi portò allo stadio per la prima volta. 
Spal-Inter. Un'amichevole estiva. La Spal perse 2 a 0. 
Non ricordo nulla della partita ma ricordo lo stadio Paolo Mazza: una bolgia. Una marea di persone che tifava una squadra che io non avevo mai sentito nominare. La squadra della mia città. La Spal la amo da allora e anche se allo stadio non ci vado da quasi sei anni, il mio cuore è sempre stato con lei. 
Sono sicuro che insieme a quei mille eroici cuori pulsanti che la sostenevano in serie D, battevano migliaia di altri cuori bianco-azzurri che la incitavano da lontano. 
Fidatevi, il mio era là e sono praticamente sicuro che ci fosse anche il vostro! 

Grazie ragazzi!
Ci avete regalato un sogno che nessuno dimenticherà mai!




martedì 25 aprile 2017

Storia Di Nessuno #4 - Un Partigiano

Quando arrivo a casa di Willy sta piovendo a dirotto. Sono bloccato davanti alla porta d'ingresso da almeno dieci minuti. Non riesco a trovare la forza di bussare, non ho il coraggio di vedere la faccia di sua moglie piegarsi al dolore. 
Willy è morto. È morto combattendo per la sua patria. È morto per sua figlia, per sua moglie, per me. È morto per tutti noi. Io gli sono sopravvissuto solo perché di fronte al nemico, sono fuggito. Lui no. Lui ha combattuto, e ora è morto. 
È morto un marito, un padre, un amico, ma è anche nato un eroe; un eroe in più per la nazione e per tutto il popolo italiano. Un eroe che non conoscerà mai la propria gloria. Se cadi sul campo sei un eroe, ed è giusto così, se invece combatti da principio e solo alla fine scappi per non morire, per tutti sei un traditore. 
Io non sono un eroe, però respiro ancora. La vita che i miei compagni hanno speso per la libertà di questa nazione, verrà ricordata con targhe commemorative che verranno appese nelle vie delle loro città. Ai più fortunati intitoleranno una strada e la storia li ricorderà e li celebrerà per sempre. 
La nazione ringrazia così chi muore per lei. 
Io non ho avuto la forza di morire per voi, ma ho fatto una promessa a Willy e intendo mantenerla. Dopo quest'ultimo compito andrò a vivere altrove. La mia città natale mi ripudia e infine non è rimasto nessuno ad attendermi. Hanno tutti attraversato la Grande Strada e mi aspettano di là.
Stringo tra le mani il diario di Willy. All'interno sono annotati nero su bianco i suoi pensieri, gli ideali e tutta la sua ingenuità, ma più di tutto, si può cogliere il suo incredibile amore per la terra su la quale è nato. Un amore talmente grande da sacrificare perfino la sua stessa vita. 
Prima di consegnare queste pagine alla legittima erede, voglio rileggere la dichiarazione di guerra che Willy ha formulato contro il nemico invasore.



8 settembre 1944

Un anno. Un anno di occupazione nazista. La mia nazione sembra condannata a morte. È completamente in balia dell'invasore tedesco che subdolamente minaccia la nostra terra e la nostra libertà. Gli italiani hanno smesso di credere nel proprio futuro, si stanno scordando cosa significhi vivere liberi. Liberi davvero.
Proprio oggi sono stato informato che esistono piccole associazioni di resistenti, persone che non ci stanno più e che segretamente si riuniscono per combattere l'invasore. Ce ne sono molti. Moltissimi. In tutta Italia. 
Sono gruppi di persone che non si arrendono alla sottomissione nazista e che combattono per la libertà del popolo italiano.
Sono Uomini e Donne che cercano di riportare la luce nel periodo più buio della nostra storia.
La speranza in un futuro migliore ci fa resistere, lottare, sopportare ogni tipo di umiliazione e sofferenza, ci fa accettare anche le sconfitte più dure perché noi lo sappiamo, in cuor nostro lo sappiamo perfettamente che alla fine, quelli che resteranno in piedi, saremo noi.
Dopo lo scoppio del conflitto mondiale molti si sono lasciati andare alla disperazione. Troppe morti innocenti, troppa ingiustizia. Molti si sono arresi, molti sono scappati, molti hanno scelto il lato sbagliato dal quale combattere; però ci sono anche tanti, tantissimi uomini che continuano a sperare e a lottare per un futuro migliore.
Anche se di quella speranza non ne rimanesse che una piccola scintilla, noi continueremo ad alimentarla facendola crescere giorno dopo giorno, finché, alla fine, divamperà in un gigantesco incendio che il nostro nemico difficilmente riuscirà a domare. 
Molti di noi non riusciranno a vedere il futuro per il quale stanno combattendo e per il quale stanno sacrificando tutto.
Solo restando uniti e camminando tutti nella stessa direzione potremmo far tornare la nostra terra libera e indipendente. Possiamo farlo solo insieme. 
Per questo mi unirò ai gruppi di Resistenti; per cercare di portare questo presente verso un futuro che sia migliore, per mia figlia e per mia moglie. 
Morire non è la cosa peggiore che può capitarmi. La cosa peggiore che può succedermi sarebbe arrendersi alla dominazione di due dittatori ai quali sta a cuore solo il loro potere personale e non le sorti delle persone che dovrebbero proteggere. Arrendersi a loro, iniziare a credere che il loro dominio sia inevitabile, è peggio della morte stessa.
Combatterò. Lotterò con le unghie e con i denti per la mia patria, perché sia libera. 
Non mi arrenderò al nemico e insieme ai miei fratelli riconquisterò quella vita che ci hanno rubato e che ci spetta di diritto.
Farò in modo che i nostri figli possano nascere e vivere liberi da ogni sopruso.
Vivrò e morirò per questo.





Willy è uno di quelli che non è riuscito a vedere il futuro per il quale ha lottato e che ha contribuito a costruire. Quel futuro che io, adesso posso chiamare presente. 
Ora, anche grazie a loro, l'Italia è un paese libero.
Il 25 Aprile a Milano i partigiani hanno dato inizio ad una vera e propria insurrezione che ha portato il regime nazifascista alla fuga.
Ora siamo di nuovo padroni di noi stessi, ed è solo grazie a uomini e donne che, proprio come Willy, hanno dato la loro giovane vita per permettere a noi di vivere al meglio la nostra.

Faccio un respiro profondo.
Devo trovare il coraggio di spezzare il cuore di una donna che attende il ritorno a casa del proprio marito. 
Devo trovare la forza di raccontarle perché suo marito sarà considerato per sempre un eroe. 
Devo spiegarle perché nonostante tutti questi riconoscimenti, nonostante tutto questo onore, suo marito ha perso la propria battaglia. 
Non potendo più riabbracciare le persone per le quali ha lottato, Willy ha perso tutto.

Faccio un altro respiro profondo, 
chiudo gli occhi,
e infine
busso alla porta.

venerdì 14 aprile 2017

Storia Di Nessuno #3 - Salvatore

Sdraiato nel mio giaciglio, osservavo dalla finestra il cielo stellato. Non c'era la luna ad illuminare quella notte, ma le stelle, con il loro luccichio, rendevano l'oscurità meno paurosa. Una strana inquietudine mi tormentava e faticavo a prender sonno. Decisi così di andare in giardino e farmi cullarmi dal silenzio maestoso della notte. Mamma e papà stavano dormendo profondamente, lo capivo del loro respiro regolare e rilassato.

Nel cielo miliardi di puntini luminosi sembravano brillare solo per me.

Ad un tratto vidi una figura avvicinarsi. Cercava goffamente di nascondersi al mio sguardo, ma una volta scoperto, si palesò innanzi a me. Spaventato tentai di rientrare in casa ma l’ombra in un attimo mi fu addosso e, con voce rassicurante mi fermò.
   <<Non fuggire piccolo. Sono qui per riferirti ciò che avverrà e che tu diverrai>>.
Mi fermai, rapito da quella voce insieme autoritaria e rassicurante. Mi voltai e ascoltai le sue parole.

Mi raccontò del mio vero padre. Disse che gli aveva affidato un compito molto importante: rendermi consapevole del destino che lui stesso aveva disegnato e progettato per me. 

Avevo una missione da compiere, una missione che avrebbe salvato l'umanità. 
Mi disse che non era stato il caso a farci incontrare in quel giorno, a quell'ora, in quel momento. Tutto stava già avvenendo per volontà di mio padre. Tutto era stato programmato perché io sapessi che in quel preciso momento, 23 anni più tardi, avrei compiuto la mia missione morendo per il mondo.

Come può reagire un bambino di dieci anni messo al corrente del giorno esatto della sua futura morte? Come può sopportare un peso simile? Io iniziai a piangere. Piansi lacrime disperate, gli urlai di andarsene, di lasciarmi in pace, di non mentire, lo scalciai e picchiai a lungo, sfogai tutta la mia rabbia e disperazione su di lui che non disse mai una parola ma, stringendomi forte a se, si fece carico di tutta la mia disperazione.

Quando non ebbi più lacrime e i singhiozzi si furono calmati, sciolse il suo abbraccio, mi guardò negli occhi e disse:
   <<Ora conosci il tuo destino. La tua mente è aperta e pronta. La luce della conoscenza illuminerà il tuo cammino ed infine risplenderà sull'uomo che sarai. Grazie a te l'umanità arriverà a capire che l'amore, la libertà e il rispetto per la vita, sono le chiavi fondamentali per far spalancare al mondo le porte della civiltà>>.
Si alzò in piedi. <<Sarai il più grande rivoluzionario di tutti i tempi>> disse.
Era venuto con il buio, portato a me dall'oscurità della notte e se ne andò mentre il crepuscolo si stava già evolvendo in alba, proprio mentre la luce iniziava ad inghiottire le tenebre.

Mi svegliai nel mio letto. Avevo solo un vago ricordo del sogno fatto quella notte; l'immagine più nitida mi vedeva piangente tra le braccia di uno sconosciuto, ma nulla di più.

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Il tempo, si sa, cura anche le ferite più profonde e ha la capacità di rendere inconsistenti i ricordi più lontani. Nello scorrere inesorabile del tempo diventai uomo e di quel sogno non ebbi più memoria per molto tempo, fino a tre giorni fa, quando mi ritrovai a morire inchiodato ad una croce. 

In quel momento, prossimo alla morte, umiliato, schernito e deriso da tutti, protagonista involontario di uno spettacolo raccapricciante, capii ogni cosa.
Solo in quel momento la verità si svelò ai miei occhi. 

Finalmente ricordai di quando, in una notte senza luna di 23 anni prima, uno sconosciuto mi aveva parlato della mia vita, del mio sacrificio e della mia morte.

Adesso posso dire con assoluta certezza che quell'uomo non sapeva quel che diceva.
Ha mentito, forse volontariamente, ma quella notte quell'uomo sbagliò la sua profezia.


Sì, 
perché oggi, 

tre giorni dopo la mia morte, 

io vivo ancora

E da oggi vivrò per sempre.