sabato 28 marzo 2020

Un Inutile Spreco di Energia

La pace e il silenzio arriveranno presto, ma ora preferisco rimanere qui, a vedere quella casa bruciare.

Sì, il silenzio tornerà, ma sarà un silenzio diverso dal solito, sarà un rumore sordo: 
una musica muta.

Ora brucia tutto e quando queste fiamme cesseranno la loro folle danza, non rimarrà più niente.

Questi lampi di realtà sembrano impossibili da conservare nella memoria.

Non sembra esserci un passato per me.

Vivo solo nel presente.

Il lento avanzare del tempo distrugge ogni mio ricordo.

Non ho idea di quanto ho viaggiato per arrivare fino a qui.

Non so nemmeno come ci sono arrivato qui

Non ho ricordi. Non più.

Quello che so, è che ora qui c'è una casa che brucia e io la guardo incantato. 

La guardo cedere sotto le fiamme abbaglianti e scomposte.

La vedo arrendersi al calore crescente.

La ammiro distruggersi, crollare, morire.

Un momento! Ma che cosa c'è lì? 

Un uomo! Per Dio, un uomo a terra!

Mi avvicino velocemente.

Mi riparo il viso da un calore che in realtà non sento e lo trascino fuori dalle fiamme, forse in salvo.

No... È morto. Ed è solo in questo momento che capisco che quell'uomo sono io.

Capisco che quella che brucia e lentamente diviene cenere, è casa mia.

Ora capisco perché il passato sembra non esserci mai stato e vivo in un eterno presente.

Sono morto. E sono morto esattamente come ho vissuto: Solo.

Osservo affascinato il mio cadavere mentre intorno la vita continua.

Nessuno si è acorto dell'incendio.

Nessuno è venuto a vedere cosa stesse succedendo.

Il rogo si è spento in tutta calma, da solo: esatta metafora della mia vita.

Ha bruciato ardentemente senza che qualcuno se ne accorgesse e poi si è spento senza nessuna attenzione particolare, senza nessun clamore, senza fare rumore.

La mia vita, iniziata nel silenzio, nel silenzio è finita.

Proprio come questo incendio.

Un inutile spreco di energia.


Casa In Fiamme a San Bernardino, California. © Josh Edelson/AFP

sabato 21 marzo 2020

Pandemia!

Avreste mai pensato, in questo periodo storico totalmente votato alla tecnologia e alla crescita economica, di ritrovarvi nel bel mezzo di una pandemia dalle sembianze quasi medioevali? No, eh? Eppure ci siete dentro, esattamente come chiunque altro nel mondo; il termine pandemia sta a significare che nessuno è escluso dalle conseguenze di questo Coronavirus e che nessuno è immune dal rischio di potersi ammalare. Per cercare di ridurre al minimo il contagio ci è stata chiesto un unico sacrificio: stare a casa. E badate bene, non una casa qualsiasi, non una capanna senza acqua potabile, ma una casa riscaldata, fornita di televisione, internet, acqua calda e tutti quei benefici che la modernità ci mette a disposizione. Eppure non ce la si fa lo stesso; è dura rimanere in casa se non si ha nulla da fare, se si rimane soli con i propri pensieri, le proprie paure, le proprie insicurezze. Sì, è dura convivere quello spazio ristretto con i propri fantasmi. Che poi in fondo, se ci pensate bene, non siamo nemmeno così soli, no? Abbiamo i social network che ci tengono vicini, abbiamo le dirette Instagram che ci fanno comunicare con gli altri, abbiamo le videochiamate per sentirsi e per vedersi... Eppure, non è la stessa cosa, vero? Non è come guardarsi negli occhi, sfiorarsi le mani, ricevere un'amichevole pacca sulla spalla o mandare a cagare un amico con una spinta bonaria. Quella sensazione di intimità, quel contatto reale, manca, e la differenza si percepisce. Poi, sia chiaro, è sempre meglio che il totale isolamento eh! Ci mancherebbe.

Io sono uno di quelli che continua a lavorare. La mia azienda non si ferma, va avanti nel nome del dio denaro. Noi operai continuiamo a tenere in marcia gli impianti mentre la dirigenza se ne 'sta a casa in tutta sicurezza con i loro laptop collegati per monitorare la situazione. Noi siamo un semplice numero e un numero può anche essere sacrificabile. L'importante è produrre. Vedremo come evolve la situazione, ma se il Virus entra in azienda, credo che l'unica soluzione sensata sia quella di fermare tutto e aspettare che l'onda di infezione passi, sperando che faccia meno danni possibili. 

Per tutti quelli che sono a casa, questa è un occasione unica. Vi invidio moltissimo perché voi in questo periodo potrete reinventare voi stessi, fare tutto quello che normalmente non aveste mai avuto il tempo di fare. Io ho una TO DO LIST pressoché infinita, che dovrà attendere ancora.

Ad oggi si contano solo in Italia più di 37000 persone positive al Covid-19, con più di 4000 decessi. 
Peggiorerà. Lo dico senza pessimismo. È un fatto. Dicono che il picco dell'epidemia è lontano, gli ammalati aumenteranno e così anche i morti. Speriamo nel meglio, ovvio, ma prepariamoci mentalmente a vivere questa situazione ancora a lungo. 

Credo che alla fine ne usciremo rinforzati soprattutto come popolo; forse e solo una mia sensazione, ma quest'Italia che canta dai balconi, così unita nella sua difficoltà, così coscienziosa nella rettitudine dell'isolamento forzato, così solidale con chi è più debole, così efficiente nelle proprie istituzioni, sembra quasi aver ritrovato quello spirito di fratellanza, quella forza e quel coraggio che non sapeva di avere. In Europa sembriamo gli unici ad averci capito qualcosa: La Francia e la Germania, hanno tentennato a prendere misure di contenimento fino a pochi giorni fa, l'America ha appena iniziato e l'Inghilterra poi, ah, quella non ci ha ancora capito un cazzo di niente. Non lo so, ma sembra quasi che da coglioni, siamo improvvisamente diventati quelli più centrati, quelli da prendere come esempio. Forse ci siamo sottovalutati, forse non siamo poi così male, noi Italiani.

Combatteremo per uscirne, è un periodo complicato ma nonostante tutto, noi ce la faremo.



martedì 18 febbraio 2020

PETER GOLD e IL COLPO DI GRAZIA

Venerdì, 20 Novembre 2015. Sono le quattro di mattino a New Orleans e Peter Gold, sta guidando la sua auto verso casa dopo una serata con gli amici. Per strada non c'è nessuno, o meglio, quasi nessuno. Su un marciapiede del centro storico, Peter scorge un uomo intento a spintonare e trascinare una ragazza verso la propria automobile con il chiaro proposito di farla salire. Lei fa resistenza, si dimena, cerca di scappare ma è troppo debole rispetto al suo aggressore. Peter allora fa quello che pochissime persone avrebbero il coraggio di fare: ferma la sua auto e raggiugne l'uomo per convincerlo a lasciare la ragazza. C'è un problema però: l'uomo estrae una pistola e in tutta risposta la punta contro Peter che subito indietreggia alzando le mani, il classico gesto che, nel linguaggio non scritto, rivela che non hai cattive intenzioni, che non sei armato e che non vuoi problemi. Sapete cosa fa allora il malvivente?
Spara allo stomaco a Peter che subito crolla a terra e mentre è agonizzante, lo prega di non fargli altro male. Il malvivente allora si avvicina a Peter, gli punta la pistola alla testa e preme il grilletto. 

Peter Gold nel 2015 era un promettente studente di medicina che gli insegnati non esitavano a definire eccezionale; fino a pochi minuti prima la sua vita era perfetta ma ora, agonizzante a terra e con una pistola puntata alla testa, Peter vede la morte in faccia. Quando l'uomo ha premuto il grilletto Peter ha chiuso gli occhi, ma poi li ha subito riaperti perché la pistola non ha sparato. Qualcosa non ha funzionato. Il malvivente allora armeggia un po' con l'arma, fa scorrere il carrello, punta di nuovo la pistola alla testa di Peter, preme ancora il grilletto e, click, la pistola si inceppa un'altra volta. Peter stremato si accascia al suolo. All'aggressore non resta altro che la fuga: se una pistola si inceppa due volte, si incepperà anche una terza, meglio tagliare la corda. 
Tutto questo dura pochi secondi, ma a Peter deve essere sembrato un eternità. E la ragazza? O beh, lei è scappata appena è partito il colpo che si è conficcato nello stomaco di Peter. Ma non vi preoccupate, tornerà a prestare soccorso al nostro eroe che le ha salvato la vita.

Tutto questo è stato ripreso da una telecamera di sorveglianza e lo potete vedere QUI.

Il malvivente è stato identificato come Euric Cain, 21 anni e due giorni dopo, Lunedì 23 Novembre, un portavoce del dipartimento di polizia di New Orleans, ha riferito al Washington Post che il sospettato è stato arrestato a seguito di un'intensa caccia all'uomo in tutta la città.

Euric Cain è stato condannato a 50 anni di reclusione per tentato omicidio e vari altri reati minori. 




Peter Gold è sopravvissuto e si è laureato in medicina. 

Da allora cerca di vivere a pieno ogni singolo momento della sua vita.

sabato 15 febbraio 2020

La Nota Mancante di LA LA LAND

Un film non andrebbe mai raccontato, ma quello che voglio fare in questo post è dare una mia interpretazione sul finale di La La Land. Se per caso siete tra quei pazzi che non l'hanno ancora visto, correte immediatamente a rimediare a questa mancanza e poi tornate a leggere la mia interpretazione su quello che per molti è un capolavoro di sceneggiatura, colonna sonora e regia.

Sebastian e Mia sono due completi sconosciuti che per puro caso continuano a incontrarsi in diverse situazioni: la prima volta si insultano per strada, la seconda si scontrano in un locale, la terza parlano brevemente, finché un giorno Sebastian decide di invitare Mia ad uscire con lui. Ne nasce una storia d'amore e grande complicità, dove i due si spronano a vicenda nella realizzazione dei propri sogni. Sebastian vorrebbe aprire un locale di musica Jazz mentre Mia sogna di diventare attrice. Come spesso succede, la vita segue strade improbabili che mai si sarebbe pensato di percorrere e Sebastian si ritrova a suonare in una Band di Jazz moderno ottenendo un grande successo che lo porterà a lungo in tournée. Parallelamente Mia mette in piedi uno spettacolo teatrale nel quale è lei a gestire tutto: sceneggiatura, recitazione, pubblicità, scenografia, fa tutta da sola e purtroppo non ottiene un buon risultato; questo la porta a rinunciare al suo sogno. Il rapporto tra i due si incrina e dopo qualche momento di sconforto c'è una rottura. Dopo un periodo di tempo non ben specificato, Sebastian riceve una telefonata da una produttrice che aveva visto lo spettacolo di Mia e vorrebbe farle un provino. Felice per questa opportunità, Sebastian si precipita a casa di Mia e la obbliga a partecipare alle selezioni, che vanno molto bene. Il film si girerà a Parigi e questo per i due significa la fine definitiva della loro relazione.



Stacco temporale e ritroviamo i nostri protagonisti qualche anno più tardi. Damien Chazelle ci mostra come sono cambiate le loro vite: Mia è ormai un attrice affermata, sposata e con un figlio; Sebastian è riuscito ad aprire il locale jazz che tanto desiderava e, a quanto ci è dato capire, non ha nessuna relazione.
Una sera Mia e il marito, si imbattono nel locale di Sebastian. Decidono di entrare e lo trovano seduto al pianoforte. Sebastian vede  la coppia e, dopo un malinconico gioco di sguardi con Mia, inizia a suonare il ritornello che è stato il leitmotiv della loro relazione; e qui Chazelle ci mostra una visione: mentre le stupende note del piano di Sebastian riecheggiano nell'aria, ci viene mostrata la loro storia, ma senza quelle piccole imperfezioni che ne hanno determinato la fine; non com'è andata insomma, ma come sarebbe dovuta andare, eliminando le scelte sbagliate e gli errori. Verso la fine del brano, si vede Mia che ripercorre la stessa serata passata con il marito, ma con accanto Sebastian.

E qui arriviamo alla conclusione vera e propria.

Quando la visione di "quello che poteva essere ma non è stato" finisce, con le immagini si ritorna nella sala del locale dove un pubblico attonito ascolta le drammatiche note che Sebastian sta suonando; la telecamera ruota lentamente di 360 gradi fino a fermarsi su Mia e Sebastian seduti uno accanto all'altra che ascoltano un non meglio specificato musicista. Sebastian la guarda innamorato, lei ricambia lo sguardo e tutto si conclude con un delicato bacio. Fine del sogno.

La dura realtà ci riporta sulla mano di Sebastian che sta concludendo la melodia un tasto alla volta, sempre più lentamente fino a fermarsi. 
Ecco. Quando la musica si ferma, secondo me la composizione non è finita; si sente che manca la nota finale, si percepisce proprio che quella melodia è incompiuta, non puoi non notare che manca qualcosa e sei portato tu stesso a chiuderla mentalmente.

Secondo me, quella piccola unica nota finale che non viene battuta dalla mano di Sebastian, è la perfetta metafora della loro storia d'amore. Una storia bellissima come quella musica, ma incompleta come quel finale. Senza quella nota, al brano manca qualcosa e non può essere perfetto esattamente come non è stata perfetta la loro relazione a cui è mancato il lieto fine, che invece è rappresentato nel sogno. Il finale giusto della loro storia sarebbe dovuto essere un "e vissero tutti felici e contenti", e solo in quel caso Sebastian avrebbe potuto chiudere il brano, e suonare finalmente quella nota mancante che la vita troppo spesso non ci fa nemmeno sentire, figuratevi suonare.




venerdì 14 febbraio 2020

Parassiti

Credo che il mondo si possa dividere in due grandi categorie: da una parte quelli che cercano di creare qualcosa, dall'altra quelli che criticano le persone che cercano di creare qualcosa e, nella maggior parte dei casi, di banalizzare il loro lavoro e le loro fatiche. L'unica definizione corretta per questa seconda categoria di persone è parassiti, i quali, non riuscendo ad emergere con le proprie capacità, cannibalizzano le idee e le creazioni altrui, per avere un momento di gloria che è solo un riflesso del successo altrui e che non sarebbero mai riusciti ad ottenere con le proprie forze. I parassiti non aggiungono nessun valore alla creazione originale, o la demoliscono o ne decantano le lodi o la perculano. 

Ognuno di noi ha le proprie opinioni su ciò di cui fa esperienza, è ovvio, ma porsi al di sopra di tutto, credendo di poter giudicare senza la minima competenza, come avviene costantemente su Twitter, è un comportamento saccente e fastidioso che si può cercare di evitare. È davvero patetico leggere online l'analisi dell'ultima puntata del Grande Fratello, le opinioni sulle performance di un artista, o le critiche feroci subite da ogni politico quando fa una dichiarazione qualsiasi (a maggior ragione se le critiche vengono mosse da persone senza alcuna competenza nel merito della materia in oggetto).
Ancora più deprimenti, sono le costanti battutine su qualunque cosa sia "in tendenza" che hanno la sola ambizione di mostrare, a tutti quelli che hanno l'intelligenza di mettere like, quanto siamo svegli NOI e quanto sono stupidi gli ALTRI che non le capiscono. È una costante guerra tra fazioni di pensiero. Ognuno deve dire la propria su qualunque cosa abbia fatto qualcun altro, e la deve dire subito altrimenti rischia poi di non esistere.

La critica costante che "Il popolo del web", giorno dopo giorno continua a sbrodolare sulle proprie pagine Social, mostra l'evidente incapacità di pensiero originale; ogni frase è un copia&incolla di modi di dire in voga e ogni post un irritante fiume di meme, ognuno simile all'altro, che abbassano sempre di più il livello comunicativo di questa generazione. Si potrebbe dire che è un modo nuovo di comunicare, può darsi, ma in cuor mio serbo la speranza che si possa tornare presto a dar valore alla parola e ad esaltare l'immagine, sì, ma solo come accompagnamento, integrazione o abbellimento di un testo scritto o recitato. Sono andato un po' fuori tema, ma ci tenevo a fare queste considerazioni. 
Torniamo ai nostri amici parassiti.

Quanto è più facile criticare qualcuno o qualcosa, piuttosto che mettersi in gioco e provare a costruire, inventare o creare? 
Quanto è più veloce insultare qualcuno, invece di cercare di capirne le motivazioni, i discorsi e gli atteggiamenti?
Quanto è piacevole ricevere like da persone che apprezzano il nostro "pensiero critico" e che ci seguono come fossimo moderni guru?

Ecco perché esistono i commentatori, gli analisti e i critici: per la facilità, la velocità e il piacere che si prova quando si demolisce tutto e, per questo, essere idolatrati da chi la pensa allo stesso identico modo. Pensandoci bene, questo atteggiamento non si discosta molto dal comportamento di coloro che oggi vengono chiamati haterma di questo parleremo un'altra volta.

Ci sono momenti in cui fa piacere ricevere un'opinione o un commento su qualcosa che ci appassiona, però quella analisi deve essere sostenuta da una preparazione di fondo sull'argomento in questione; deve essere una critica professionale e competente che lascia poco spazio all'opinione personale e molto ai criteri oggettivi della critica. Non voglio ascoltare le scellerate idee sui vaccini da un regista di cinepanettoni; da lui voglio sapere al massimo come fa a guardarsi allo specchio ogni mattina. Ahia!! ci sono caduto anch'io! Battutina feroce, incredibilmente sagace e molto patetica, ma irresistibile e acchiappa like... a volte non si può proprio resistere. 
Vado a frustarmi.

Tirando le somme:
I critici che demoliscono e basta non servono a niente e sono solo imbarazzanti da leggere e da ascoltare, trasudano fallimento da tutti i pori e se stessero zitti farebbero una favore, sì a noi, ma soprattutto alla loro anima. Servirebbero più persone in grado di dare punti di vista alterativi e nuovo slancio alle idee fallimentari altrui, ce ne sono, ma sono poche quelle in grado di farlo, la maggioranza tende a distruggere tutto ciò che è diverso e non proviene dalla loro cerchia d'appartenenza.

Questo e il mio pensiero. 

Ora demolitelo pure. 



venerdì 31 gennaio 2020

Vita Nuova

Vi sono mancato? 

No eh? 

Lo sapevo, maledetti stronzi! 


Avrei voluto essere più presente, avrei davvero voluto scrivere di più, ma la vita reale e i suoi impegni non mi hanno permesso di farlo. Per quasi 5 mesi non ho scritto una riga, e non avete idea di quanto mi sia mancato. Ora però sembra che le cose si stiano poco a poco sistemando e credo di riuscire a ritagliarmi un po' di tempo da dedicare a questa mia passione segreta, che coltivo nell'ombra. Wow che mistero!
Non ho certo bisogno di giustificare la mia assenza su queste pagine e non ho nemmeno bisogno di giustificarla a me stesso, voglio però provare a ripercorrere questo lungo periodo di assenza, per poter mettere ordine ai molti avvenimenti che l'hanno caratterizzato. Non sono stati mesi ordinari questi appena passati, proprio per nulla.


GIUGNO
Era il 30 giugno, ed era l'ultimo giorno delle nostre vacanze. Avevamo affittato un piccolo appartamento nella riviera romagnola e avevamo passato una settimana piacevole e incredibilmente rilassante. Era una giornata ventosa e il cielo prometteva pioggia da un momento all'altro. Non volevamo passare l'ultimo giorno in casa o in un centro commerciale, così siamo andati in spiaggia comunque. Quasi nessuno aveva dato una possibilità al sole e infatti la riviera era semi deserta. Abbiamo lottato un bel pò con con il vento, ma alla fine abbiamo deciso che, tutto sommato, la situazione era sopportabile e così siamo rimasti. Mia moglie (incinta di 7 mesi) leggeva riviste sotto l'ombrellone mentre io e la nostra prima figlia giocavamo con le giostre del bagno. Abbiamo giocato molto, più di un ora, fino a quando non mi è venuta voglia di un caffè. Tornando verso l'ombrellone per prendere i soldi, mi sono accorto che il borsello (che era appeso) non c'era più. Preso dal panico ho iniziato a guardarmi intorno ma del borsello nemmeno l'ombra. E ora? Che fare? Mi hanno rubato tutto e con "tutto" intendo il cellulare, il mio prezioso Samsung Note 8 con le mie foto, i miei ricordi, le mie idee, i miei racconti a metà, i miei pensieri sciocchi, stupidi, intelligenti... Tutto, tutto quel mio mondo interno che avevo con grande difficoltà esternato. Non mi importava niente del portafoglio, non mi importava niente di dover rifare tutti i documenti, in quel preciso momento pensavo solo ai miei scritti, che se ne erano andati per sempre. Dopo un attimo di panico nel quale non avevo idea di cosa fare, ho fatto un bel respiro, ho preso il cellulare di mia moglie e ho bloccato le carte, poi con calma olimpica, anche se dentro morivo, sono andato dai Carabinieri a denunciare il furto. 
Se qualcuno mi avesse osservato in quei momenti, sarei apparso dispiaciuto, certo, ma non abbattuto dall'evento.
Mi è piaciuta la reazione che ho avuto. 
Dopo essere andato a sporgere denuncia, dopo aver sistemato tutto, ho dimostrato grande equilibrio; niente urla sbraitanti, nessuna imprecazione al cielo 0 a dio; un uomo calmo, sicuro di sé che sa che certe cose succedono, ma soprattutto sa che non sono la fine del mondo. 
Mi hanno rubato i soldi e il cellulare, ma il mio ottimismo li ha battuti. Credo che mia figlia che abbia imparato molto. Spero abbia inconsciamente assorbito il modo in cui suo padre ha reagito ad una situazione grave, ma non distruttiva. Serve calma e ragionamento. Non mi faccio mai grandi complimenti, ma stavolta sì, sono stato bravo!
Quella notte però, quando l'adrenalina è scesa e la mente ha iniziato a vagare, non sono riuscito a prender sonno.


LUGLIO
Luglio è stato il mese del trasloco. Un mese infernale in cui ho sudato moltissimo, ma non preoccupatevi, mi sono adeguatamente reidratato bevendo litri e litri di birra che, oltre a dissetarmi egregiamente, hanno anche fatto lievitare il mio ventre tanto da competere con quello di mia moglie incinta di otto mesi. Effettivamente a Luglio ho scritto poco. Un solo post. Davo già segni di cedimento. 

Io ho un problema. Lo confesso qui, ora, in pubblica piazza: quando c'è qualcosa da fare, tendo a volerla fare da solo; senza aiuti esterni, senza intromissioni, senza sbandierarlo ai quattro venti. È un grosso problema, soprattutto se devi traslocare.
Non mi piace chiedere aiuto, sono fatto così: voglio farcela da solo, ma capite anche voi che portare un divano dal secondo piano al piano terra, o sei Hulk, o ti devi abbassare a chiedere una mano. E così ho chiesto alle persone a me vicine di aiutarmi e loro sono corse senza battere ciglio. In mezza giornata abbiamo caricato un furgone di tutti quei mobili che muovere da solo sarebbe stato impossibile. Il giorno successivo, sono tornato, da solo, a finire il lavoro.

Non capisco perché ho questa paranoia; la gente mi chiede continuamente favori, e nel corso degli anni ho maturato un credito piuttosto importante con molte persone, ma state certi che se c'è qualcosa da fare e sono sicuro di riuscire a fare tutto da solo, non chiedo niente a nessuno e mi arrangio, anche a costo di metterci un giorno intero anziché poche ore.
Mi piace la solitudine, avere dei momenti per me, senza il continuo brusio del mondo nelle orecchie. Che problema c'è?


AGOSTO
Nell'ultimo giorno di questo mese è nata la mia secondogenita, un'adorabile piccola produttrice di merda verde e pianti inopportuni, ma non fastidiosi tanto quanto quelli della sorella maggiore, di cinque anni più grande, e in piena fase "capriccio facile e insopportabile". Il bello di entrambe è che hanno sempre il sorriso sulle labbra. Sì, ho appena scritto che piangono sempre e sembra una contraddizione, ma loro quando non piangono, per fortuna ridono. Sono solari, esattamente come me. Difficilmente mi sveglio al mattino di cattivo umore, sono sempre molto propositivo verso la nuova giornata; a volte il mio buonumore viene ripagato, altre volte no, ma qui in casa mia non ci si abbatte mai, qui si combatte e spesso si ride, che a volte è l'arma migliore che si possa usare.


SETTEMBRE 
Il fatto che mia figlia sia nata il 31 Agosto potrebbe portarvi a pensare che Settembre sia stato un mese difficile, ma contro ogni aspettativa devo ammettere che a casa è andato tutto bene. La primogenita non ha manifestato nessuna gelosia per la nuova arrivata e anzi, ha dimostrato da subito grande attaccamento alla sorellina, mentre quest'ultima ha iniziato a dormire subito quattro ore a notte, non facendoci rivivere le pene sofferte cinque anni prima, quando le pause tra sonno e veglia spesso erano inferiori all'ora.


Al lavoro invece grossi grattacapi che si sono risolti solo nel mese di Dicembre quando l'anno stava per scivolare via chiudendo definitivamente un decennio e caricando di aspettative quello successivo. 
Vorrei cambiare la mia vita, vorrei scrivere di più, vorrei pubblicare qualcosa e vorrei che quel qualcosa avesse un discreto successo, vorrei vivere il mio sogno e vorrei che il mondo si accorgesse di me, che capisse finalmente che anch'io valgo qualcosa. Tra 10 anni, di anni ne avrò quarantasei (46), quindi, o sfondo in questo decennio oppure lascio perdere questa cosa della scrittura e mi lancio nei tornei di sesso immaginario, ho sentito dire che è uno sport in straordinaria ascesa e io in questo periodo, modestamente, vado alla grande.




P.S. Ho iniziato a scrivere questo pezzo a fine Dicembre e ora che Gennaio è quasi finito, capirete meglio che cosa voglio dire quando dico che non ho tempo per scrivere; per farlo utilizzo ritagli di solitudine che spesso non coincidono con il riposino della piccola o i bisogni di attenzione della grande. Ho pochi momenti al giorno da utilizzare per le mie passioni e quando di notte potrei sfruttare qualche ora di silenzio, spesso mi accartoccio sul divano distrutto e dormo in maniera scomposta ma rigenerante. Non posso farci nulla. Continuo a vivere nella speranza che un giorno, quando la giovane sarà a scuola, la giovanissima all'asilo, la moglie al lavoro e io nei giorni di riposo dal turno in fabbrica, potrò  finalmente scrivere indisturbato.


sabato 31 agosto 2019

Il Vizio Continuo Di Un Uomo Innamorato

Ho perso il vizio di guardarmi indietro, 
ora devo solo imparare a tenere la testa alta.

Se continuo a chinare il capo,
non capirò mai chi sono, 
non saprò mai quanto valgo
e soprattutto, non riuscirò più a vederti,

Tu, che sei metri e metri avanti a me,
Tu, che non sai quanto io ti protegga, 
Tu, che non sai nemmeno che ci sono.

Se un giorno dovessi voltarti e, 
per pura coincidenza, vedermi, 
spero capirai che quel che vedi 
è il frutto di quel che sono:

Un uomo innamorato di una donna 
che non lo degna nemmeno di uno sguardo.

Una donna che non può né fermarsi, né aspettarlo.
Per lei significherebbe perdere tempo, 
per lei significherebbe perdere velocità;

per me significherebbe che una stella cadente 
ha fatto bene il suo lavoro.

Non smetterò mai di seguirti e di sognare il giorno in cui, finalmente, ti volterai.