martedì 26 marzo 2019

È Tutto Sbagliato!

Periodo di riflessione e di cambiamento. Mi rendo conto di non scrivere quanto vorrei e di non essere al meglio di me. Non so bene quale direzione sto prendendo e se mai riuscirò a raggiungere i miei obbiettivi, che sono sempre gli stessi da anni ormai. Ho una maledetta voglia di mettermi in moto, ma non riesco a decidermi di partire. Sono frenato dalla mia inesperienza e dal bisogno di controllo che ho su ogni cosa; mi ferma la necessità che tutto sia perfetto, ordinato.
È tutto sbagliato!
Niente può essere perfetto, e se si cerca di raggiungere la perfezione aspettando che ogni elemento si allinei perfettamente alla concezione di perfezione che abbiamo in testa, non inizieremo mai nessun progetto.

Quindi largo all'imperfezione che, non sarà molto bella, ma è molto pratica e soprattutto ci fa muovere verso un qualcosa che, inizialmente, sarà tutto sbilenco e storto, ma che con la forza della pratica e il passare del tempo, diventerà sempre più lineare e simmetrico.
La perfezione la costruiremo giorno dopo giorno e sarà ogni volta migliore proprio perché alle spalle avremo un giorno di esperienza in più.

Devo cercare di organizzare la mia vita. Ho numerosi obbiettivi che voglio raggiungere e senza una mappa che mi mostri la strada rischio di perdermi in cose inutili.

Questo blog era nato inizialmente per obbligarmi a scrivere costantemente. L'esperimento ha funzionato in parte. La notizia positiva è che ogni mese da tre anni a questa parte ho scritto almeno un post. La notizia negativa è che non ho scritto così tanto quanto avrei voluto e le scuse che mi sono dato di volta in volta, sono sempre le stesse: 
"non ho tempo", "il lavoro mi stressa", "ho una famiglia a cui devo dare la priorità" eccetera eccetera.
Tutte scuse: e anche banali. 
Se desideri veramente scrivere, un po' di tempo da dedicare alla scrittura dovresti fare in modo di trovarlo sempre. Non dico che sia facile, ma è assolutamente necessario per creare un abitudine che continui nel tempo. Gli scrittori veri, quelli che scrivono i libri, scrivono tutti i giorni, anche se non sanno cosa scrivere; scrivono del perché secondo loro non sanno cosa scrivere. Lo fanno perché non vogliono perdere l'abitudine. Se aspetti l'ispirazione per cominciare scrivere, non inizierai mai.

Il problema più grande per me è sempre stato quello di scrivere di un argomento che interessasse anche agli altri. Ho capito che è una cagata. Devo scrivere solo per me. Per me e basta.
La gente arriva raramente sul mio blog, e quasi mai ci torna. Nemmeno se scrivessi cose super-popolari verrebbe indirizzata qui e credo sia perché, a parte Twitter e Tumblr, non promuovo l'uscita del post su nessun'altra piattaforma. In ogni caso, i click non sono mai stati il mio obbiettivo, quindi ho pensato questa cosa: utilizzerò il blog come appuntamento giornaliero di scrittura e ci scriverò davvero la qualunque, sarà proprio come se fosse il mio diario di bordo; idee personali, piccoli eventi, fatterelli di paese, racconti, raccontini, davvero di tutto. Non servirà a nessun altro all'infuori di me. Scriverò di argomenti che mi interessano, e li scriverò perché, se un giorno volessi rinfrescare un concetto, saprò sempre dove trovarlo. 
Le opinioni che scrivo qui non sono pietre miliari o punti fissi della mia ideologia, ma piuttosto segnalibri che possono muoversi ogni volta che la mia opinione cambia o si rafforza.


Ho pensato quindi di dividere gli argomenti in questo modo per rendermi un domani più chiara la ricerca:

- Quando ci sarà un titolo in STAMPATELLO, cioè TUTTO IN MAIUSCOLO, nel post verranno trattati argomenti che mi hanno interessato, che voglio ricordare e che in un futuro potrei andare a ricercare;

- Quando ci sarà un titolo in corsivo, cioè in tutto minuscolo, scriverò il mio diario di bordo, libero e senza troppo editing. 

OK? So che ci tenete, voi tre cari e accaniti lettori, ad essere sempre informati e quindi, questo è quanto. 

ARGOMENTO CHE MI INTERESSA / cazzi miei
Questo è il nuovo modello del Blog.

Perché l'importante è sempre quello: scrivere, non importa cosa, non importa dove, non importa quando e non importa quanto, importa solo farlo.

Voglio scrivere un romanzo e ho bisogno di disciplina. 
State certi che se non scriverò sul blog, starò scrivendo da qualche altra parte. Ma scriverò sempre. Non mollerò mai. MAI!! ...Sto impazzendo...

Alla prossima!

sabato 9 marzo 2019

Passione

Quando scriviamo parliamo di noi. Sempre. Non importa quanto cerchiamo di nasconderlo; ogni volta che esprimiamo un concetto o che scriviamo una riga di testo, quella riga parla di noi.
Anche se fosse semplicemente la lista della spesa, è a te che piacciono quelle cose e quindi chi le legge, scopre inevitabilmente qualcosa di tuo.
Esprimersi è nella natura umana ed esprimere se stessi al giorno d'oggi, non è mai stato così facile.
Abbiamo moltissime possibilità per farlo: Blogger, Facebook, Twitter, Tumblr, Instagram, eccetera eccetera.
E abbiamo moltissimi modi di farlo: scrivere, recitare, filmare, fotografare, disegnare, ballare, eccetera eccetera.
Lo facciamo tutti e lo facciamo da sempre, da molto prima dei social network. Lo facciamo perché vogliamo lasciare una traccia di noi nel mondo. È un grido disperato che cerca di attirare l'attenzione verso di noi, verso la nostra vita:

<<Ehi!! Guardatemi! Sono Qui!! Sono insieme a voi... Forza voltate la testa, guardatemi!>>
Ad alcuni va bene, alla maggior parte no. La maggior parte delle persone viene ignorata. Il loro grido non viene ascoltato e se qualche volta riesce ad essere captato, poi non ha la forza per diffondersi nel mondo. Nessun altoparlante lo ripete agli altri. Il loro messaggio si ferma lì. Nessuno lo sentirà più.
È così: siamo esseri sociali che privilegiano solo alcuni di noi, probabilmente i più meritevoli mentre scegliamo di ignorare tutti quelli che non ci emozionano, che non ci danno niente in cambio del tempo che spendiamo per loro.

<<Se non mi lasci niente, io ti abbandono. Se non mi dai qualcosa, io me ne vado.>>

E così ci si ritrova sempre più soli. Disperati e incapaci di diffondere il nostro pensiero al mondo, di mostrare la nostra brillante personalità. Incapaci di ottenere un risultato soddisfacente: inutili.
Allora iniziamo a ragionare: cosa c'è che non va? Dove sta l'errore? Stiamo sbagliando strada o obbiettivo?

"Non Mollare! Insegui il tuo sogno!"

Belle parole. Dovrebbero motivarci? Sono anni che inseguiamo sogni e qui i risultati scarseggiano, anzi, sono nulli. 
Perché dovremmo continuare? A che pro? Chi ce lo fa fare?

Per voi ho solo una risposta:


PASSIONE.


Continuiamo perché ci piace. Perché amiamo quello che facciamo e poco importa se nessuno leggerà ciò che scriviamo, o se nessuno vedrà il nostro dipinto, o il nostro cortometraggio; per noi l'importante è fare ciò che amiamo. Un giorno passato senza dedicare un po' di tempo alla nostra passione, per noi è un giorno perso. Il nostro, è un pensiero fisso, costante. È ciò che ci fa alzare al mattino e che ci fa muovere. Quando hai una passione, sai che qualunque giorno potrebbe essere quello giusto in cui creerai il tuo capolavoro, il giorno in cui avrai quell'idea che nessun altro ha mai avuto e che dimostrerà a tutti quanti quanto vali.

Quando hai una passione, non t'importa se qualcuno ascolterà quello che hai da dire o meno, tu lo dirai lo stesso, perché non potrai farne a meno e, se qualcuno avrà la sensibilità per cogliere il nostro messaggio tanto meglio, ma non sarà di certo il silenzio che ci circonda a fermare la nostra voce

Ignorateci pure, noi non ci fermeremo per così poco.

Passione: non serve altro.



martedì 26 febbraio 2019

Mente Sgombra #10 - Generazione Perduta

Vi guardo e non vedo niente; e non vedo niente perché non valete niente. Siete solo dei patetici egoisti pronti a sfruttare ogni persona che possa contribuire a mantenere lo stile di vita a cui ormai siete abituati. E non importa quanti sacrifici gli altri debbano fare per farvi vivere come desiderate, l'importante è che voi stiate bene, e a fanculo tutto il resto.
L'unica cosa importante siete voi, non esiste altro al mondo. I genitori servono per farvi vivere la vita che da soli non riuscite a permettervi, per assecondare ogni vostro capriccio, per proteggevi quando ne combinate "una delle vostre"; siete solo banali sfruttatori delle risorse altrui o in termine medico-biologico siete quelli che comunemente vengono chiamati parassiti.  Non guardate in faccia a nessuno pur di vivere la vostra vita al massimo; una vita che con le vostre sole forze non potreste mai avere.

Siete gli uomini di oggi. Tenta-Quarantenni che non riescono a concepire un pensiero minimamente articolato, che si fermano alla prima impressione, che ragionano di pancia e che vivono per compiacere nessun altro se non sé stessi. 
L'unica cosa che importa è quella figura che vedete riflessa nello specchio e, quello che conta realmente, è che quell'immagine appaia sempre ben vestita, ben nutrita, ben servita e riverita, perché è quella lì, la persona che conta più di tutto no? E gli altri? "Che vadano a fanculo gli altri, finché sto bene IO stan bene tutti!"

Egoisti. Non avete il minimo senso di empatia, di compassione, di umanità. Siete bamboccioni che, piuttosto che fare qualche sacrificio per vivere indipendentemente, preferite rimanere a casa da mamma e papà. Ma sì, che siano loro a pagare il bollo, la benzina, le bollette, il mangiare, le puttane e i bei vestiti che volete, anzi, che pretendete di comprare; che ve ne frega a voi?
I vostri genitori vi vogliono bene e sicuramente farebbero qualsiasi cosa per voi e forse l'hanno già fatta, ma sapete, il tempo passa per tutti e in un certo momento questo gioco dei ruoli potrebbe subire un cambio di tendenza in cui, quelli che alla fine dovranno dare un aiuto, sarete proprio voi.
È la vita, ragazzi. Ci passeremo tutti e non possiamo farci niente. Ecco: nel momento in cui avverrà quest'inversione, non vorrei mai essere lì ad assistere all'imbarazzante scena in cui i vostri genitori vi chiederanno un sacrificio, o anche solo un po' di riconoscenza, e voi in tutta risposta, li sbatterete in una casa famiglia, dove preferirete pagare perfetti sconosciuti perché facciano quello che voi, figli ingrati, non avrete mai le palle di fare: prendervi cura di loro. Inizialmente li andrete a trovare una volta al mese, poi le visite si faranno sempre meno frequenti fino a quando andrete solo per le feste comandate. Per ripulirvi la coscienza vi racconterete che là stanno bene, che là non sono mai soli, che là vivono insieme ad altri vecchi, anche loro abbandonati dai figli egoisti di questa generazione di merda.

Non bisogna mica disturbarvi eh! Guai ad interrompere il vostro divertimento perché ehi... Si vive una volta sola!

Sì, sarete nei guai quando tutto questo accadrà, quando dovrete contare solo su voi stessi, sul vostro stipendio e sulle vostre forze.
Allora sì che sarete nei guai.

Perché i vostri genitori, che vi hanno coccolato fino a cinquant'anni, non potranno più risolvere i vostri problemi e toccherà a voi arrangiarvi, ma ad arrangiarvi non sarete capaci, perché i vostri problemi li ha sempre risolti qualcun altro.

Voi crollerete e io vi guarderò affondare dall'alto della mia indipendenza. Vi guarderò con compassione e probabilmente allungherò anche una mano per aiutarvi, perché io non sono come voi, io aiuto le persone in difficoltà e anche se avrò sempre avuto poco e non mi sarò mai divertito come voi nella vita, quel poco che avrò, sarò pronto a dividerlo con voi, che nella vita avete sempre sprecato tutto quanto.

Vedo pochi uomini e molti bambini non autosufficienti. 
Forse gli uomini sono sempre stati così in ogni epoca. Forse anche cent'anni fa erano dei coglioni che sfruttavano ogni risorsa a loro vantaggio senza dare nulla in cambio.
Eppure... Eppure ricordo di uomini che hanno dato la vita per un ideale; mi hanno raccontato di uomini disposti a perdere tutto pur di non soccombere a ideologie sbagliate e so di uomini che hanno provato a costruire un mondo migliore per i loro figli e i loro nipoti che, ingrati, lo stanno lentamente buttando nel cesso.

Non lo so. Non so cosa pensare di questi uomini.
Vedo davvero molte differenze con le donne.
Le donne di oggi mi sembrano più determinate, più intelligenti, meno rincoglionite.
Forse le donne hanno davvero una marcia in più. 
Noi uomini sembriamo veramente poca cosa rispetto alle loro giganti personalità.
L'uomo sta terminando il suo dominio. Rispetto alle donne, rimane solo più forte fisicamente, ma mentalmente, è un idiota. Tra qualche decennio il mondo sarà governato dall'altra metà del cielo e magari sarà un mondo migliore, forse sarà finalmente un mondo giusto.


Ovviamente sto parlando della mia generazione, di tutti quei ventenni/quarantenni che vedo quotidianamente perdere tempo a scattarsi ridicoli selfie, a inseguire costose bottiglie di vino e a pretendere vestiti firmati che non potrebbero permettersi.
Non parlo degli esempi virtuosi che sicuramente esistono in ogni ambito, ma che mi sembra riescano a emergere sempre con meno evidenza.

Le persone sono stupide. Non c'è limite alla loro stupidità e peggiorerà sempre di più.

Continuo a pensare questa cosa da anni e per quanto mi sforzi, non riesco a trovare nessuna valida ragione che mi faccia cambiare idea. Ma io sono sempre stato considerato uno stupido, quindi non c'è da stupirsi se fatico a comprendere certe meccaniche. 
Per un numero risicato di persone virtuose, esiste una marea infinita di stupidità che, negli anni a venire, fagociterà tutto quello che adesso è buono.

Sarà allora che per il mondo non ci sarà scampo.

giovedì 7 febbraio 2019

COME STUDIARE - Le mie 9 Regole

Tutto quello che so, l’ho imparato da autodidatta. Poche persone si sono prese la briga di perdere il loro tempo per insegnarmi qualcosa, perciò ho dovuto rimboccarmi le maniche e cercare le informazioni che mi servivano in modo indipendente. 
Questo mi ha portato ad essere un forte lettore: romanzi, saggi, manuali, leggo tutto! Provo a imparare i concetti che leggo e ogni volta che ho finito la lettura, spero sempre che qualcosa rimanga nella mia mente, che qualche nozione si fissi nella mia testa per poi poter essere utilizzata al momento più opportuno, nella giusta situazione. Con la semplice lettura dei testi, questo non accade quasi mai, e anche se per un po' il concetto rimane impresso, lo scorrere del tempo lo trasforma in un vago ricordo sempre più fumoso e inconsistente, e quindi sempre più inutile.
Da autodidatta devo fare i conti con i miei limiti e senza il sostegno di un esperto, mi ritrovo spesso a dover colmare grosse lacune di preparazione; quando mi accorgo di avere tralasciato qualcosa, corro ai ripari e tappo quei buchi. Per imparare le cose in questo modo ci vuole più tempo, più determinazione e più pazienza; non è facile, ma si può fare.

Quindi: 
se sei una persona che vuole imparare ma non sa come studiare da solo e vuole sapere come si fa, qualche riga più sotto c'è il metodo di studio che uso io. Non va bene per tutti, però qualche suggerimento interessante secondo me, lo dà.




Ecco le mie 9 regole per studiare e ricordare ciò che si è imparato:


1 - Prima di iniziare lo studio vero e proprio, sfogliare il libro facendo una ricognizione di ciò che poi dovrai imparare.

2 - Leggere e isolare i concetti evidenziando le parti che si vogliono memorizzare.

3 - Studiare solo le cose evidenziate.

4 - Schematizzare i concetti con mappe mentali o schemi a blocchi.

5 - Studiare in spezzoni di tempo da 30 minuti poi fare una pausa di 10 minuti e tornare a studiare per altri 30 minuti.

6 - Ripeti ad alta voce. Aiuta a memorizzare e ad esprimersi meglio.

7 - Bevi molta acqua. Il cervello ricorda meglio se ben idratato.

8 - Dopo aver studiato datti una piccola ricompensa.

9 - Ripeti tutto dopo 24 ore. Aiuta a fermare i concetti nella memoria. Dovresti ripetere anche dopo una settimana dalla prima ripetizione e poi dopo un mese. Dipende da quanto vuoi ricordare qualcosa.





Questo è il mio metodo, ma io non so un cazzo, quindi, fate come vi pare. 

L’importante è che studiate e impariate sempre qualcosa di nuovo.

Non per me, non per gli altri, ma per voi!


lunedì 21 gennaio 2019

Crisi del Pensiero, Apocalisse di Notizie e Disastro di Opinioni

La prima regola da applicare quando si legge una notizia è: stai attento a quel che leggi!
Che si può semplificare in: accendi il cervello! 

Fatto?
Ok, andiamo avanti!

Quando andiamo a leggere un articolo o un testo, dobbiamo farlo con occhio critico e se qualcosa non ci convince, è fondamentale fermarsi e controllare le fonti, cioè andare a vedere da dove arrivano le notizie; se non esistono fonti certe e si hanno ancora dubbi sulle dichiarazioni espresse, è utile andare a leggere opinioni differenti ma autorevoli in quella data materia. È un lavoraccio, lo so ma è proprio per questa nostra pigrizia nel ricercare le fonti, che fake news e bufale, riescono a diventare virali in pochissimo tempo.

Spesso ciò che ci sembra di vedere e di capire, non è la realtà dei fatti, ma quello che altre persone vogliono farci vedere e capire. Ci portano a pensare quello che vogliono loro e nemmeno ce ne accorgiamo.
Le notizie che i giornali, le televisioni e i siti web ci forniscono, raccontano solo quello che succede sulla superficie delle questioni, non scavano nella notizia, non hanno tempo di approfondire. 
Le motivazioni che spingono un politico a fare una certa affermazione sono molto più profonde, molto più complesse di quelle che vengono poi riportate nell'articolo. Il giornalista non approfondisce più, oggi preferisce creare scalpore, indignare. L'importante per tutti i mezzi di informazione non è dare la notizia, no... L'importante è creare stupore intorno ad essa così che venga cliccata, condivisa e discussa; poco importa che sia colma di inesattezze, che sia falsa o che, dopo un titolone ricco di suspence, l'articolo non riporti nulla di interessante. L'importante è il profitto, e il profitto in questa era è dato dalla pubblicità, e quindi dall'immagine che si riesce a proiettare sugli altri. 
Una notizia oggi ha vita brevissima, un giorno o due al massimo, poi il coinvolgimento scende, i click non arrivano più e la news viene inghiottita nell'oblio di migliaia di articoli inutili ma molto più succosi.

Siamo nell'era del superficiale, del banale, del ridicolo, e forse è anche normale. Quante notizie vengono pubblicate ogni giorno, ogni ora, ogni minuto? Una marea di informazioni con le quali è impossibile stare al passo. Le notizie che leggiamo ogni giorno ci vengono date da organi terzi, dalle agenzie, dai siti internet e sembrano tutte uguali, senza spessore, senza coinvolgimento.

Photo by rawpixel on Unsplash

Da poco tempo Google Notizie e Meteo è stato sostituito da Google News. Il cambio, per essere onesti, è imbarazzante. Nel raccoglitore di notizie precedente c'era almeno la parvenza di leggere notizie di interesse sociale e culturale o quantomeno rilevanti; con questa nuova versione, il raccoglitore è diventato un resoconto costante di ciò che accade al grande fratello, a uomini e donne o nella vita di tutti i vip che non fanno altro che litigare tra loro. 

Che merda ragazzi! E hai voglia di segnalare costantemente che quella notizia non ti interessa, o di non voler più leggere notizie da Kontrokultura.it (ma che cazzo...); segnalare non serve a niente, le notizie spazzatura continuano ad arrivare imperterrite da qualsiasi blog che in un modo o nell'altro smercia notizie irrilevanti al modico prezzo di un tuo click che però si va a sommare a quello altissimo del tuo tempo. Tempo buttato nel cesso a leggere che questo ha insultato quello perché lui sapeva che lei non era quella cosa lì ma invece no perché sì.
Alla fine ho disinstallato Google News. Ho cercato un nuovo aggregatore di notizie che sembrasse più affidabile e vario nella speranza di tornare a leggere notizie degne di tale nome e forse l'ho trovato; non so, mi serve tempo per capirlo.

Tutto ciò mi ha fatto riflettere. Forse i giornali cartacei, con tutti i loro difetti, sono l'unica fonte affidabile per le notizie. Il limite più grosso è dato dalla visione a senso unico e unilaterale della notizia, ma a quello si potrebbe ovviare comprando più giornali di opinioni differenti. Ma diciamoci la verità: chi lo fa?

By Gerhard Haderer
Leggere un giornale costa tempo, figuriamoci leggerne due! Se poi aggiungiamo il fatto che tendiamo sempre a informarci dove le opinioni confermano quello che già pensiamo, un aggregatore di notizie serio e affidabile diventa fondamentale per farsi un'opinione equilibrata su qualsiasi tema; in poco tempo puoi leggere tre articoli sullo stesso argomento che però discordano l'uno dall'altro e in una certa misura puoi avere la possibilità di farti un'idea più precisa e consapevole della notizia.

Quello che serve davvero al giorno d'oggi è capire come consumare le notizie, come individuare quelle reali da quelle false, riuscire a crearsi una lista personale di siti attendibili che conquistino la nostra fiducia e ai quali possiamo dare credito sempre, anche senza essere d'accordo con quanto espresso. Dovremmo riuscire a sguinzagliare il giornalista che è in noi e ad ogni notizia chiederci: 

- Da che fonti provengono le notizie?
- Quello che viene detto è reale o è solo propaganda? 
- Perché ce lo stanno dicendo proprio adesso?

Dobbiamo ragionare e farci delle domande. 
È faticoso, lo so, ma è necessario.

Bisogna capire come leggere i titoli proposti e sapere che quando vengono utilizzate parole come "crisi", "apocalisse" o "disastro" per descrivere un evento, spesso sono solo agganci usati per farci aprire il giornale o cliccare sul link e noi non leggiamo nulla di interessante, perdiamo solo tempo mentre loro intascano un obolo dall'agenzia pubblicitaria.

Non dico che non ci siano momenti in cui le situazioni internazionali o locali non siano tese o in procinto di sprofondare in una crisi, ma molto spesso la situazione descritta dai giornali o dagli attivisti politici non è mai grave come viene raccontata. Spesso i toni vengono alzati per attirare l'attenzione e noi abbiamo il dovere di riuscire a capire quando questo succede; solo così eviteremo di cadere nelle costanti trappole degli urlatori di professione.

Non sono un complottista. Non credo che tutto ciò che ci raccontano sia falso, ma credo che ogni cosa letta, vada poi analizzata e confermata da voci diverse e autorevoli.

Il giornalista dovrebbe dare la notizia così com'è, nuda e cruda, senza interpretazioni, senza commenti, senza opinioni, in questo modo ognuno avrebbe la possibilità di formarsi la propria idea senza essere influenzato da quelle altrui. 
Poi, siccome viviamo tutti nel villaggio globale dove ognuno deve per forza dire la sua e dove tutti parlano contemporaneamente, nessuno sarà più in grado di capire niente di ciò che è stato detto; ma sono anche sicuro che alla fine di tutta la discussione, ad avere ragione, saremo sempre e solo noi...
O no?

venerdì 11 gennaio 2019

Il Fabrizio De André che ho dentro

Oggi ricorre il ventennale della scomparsa di Fabrizio De André. Voglio ricordarlo attraverso le sue parole, il solo modo che ritengo utile a chi non lo conosce o a chi non ha mai approfondito il suo pensiero. Sono citazioni prese da interviste o da libri che in più di vent'anni ho tenuto appuntate in un quaderno. Sono parole che mi hanno fatto pensare e crescere.
Spero possano servire anche a voi. 

Xilografia di Stephen Alcorn


Come si diventa libertari? O hai frequentato un ambiente libertario, cosa che ho fatto io fino a diciotto anni, oppure perché hai un impulso a pensare che il mondo debba essere giusto, che tutti debbano come minimo avere le stesse opportunità per potersi esprimere ed evolvere.

C'è chi riesce a trasformare il disagio in sogno e chi no, e resta prigioniero di sé e degli altri.

Dopo il '68 si è notato un miglioramento: la libertà sessuale e quella d'informazione, due tipi di libertà che rendono l'uomo autocosciente e quindi pericoloso per  lo stato.


Dal punto di vista ideologico sono sicuramente anarchico. Sono uno abbastanza civile da riuscire a governarsi per conto proprio e, con fiducia, attribuisco agli altri le stesse capacità.

Quando saremo allo sfascio l'individuo tornerà ad essere tale. Una rinascita la vedo solo tramite una catastrofe sociale di tutte quelle micro-società che si chiamano nazioni: rinascita degli uomini che penseranno in primo luogo di appartenere ad una sola razza: la razza umana.


Il grosso problema di ogni rivoluzionario è che una volta preso il potere, i rivoluzionari cessano di essere tali per diventare amministratori.

Le canzoni non cambiano il mondo, al massimo possono sensibilizzare le persone ad una presa di coscienza collettiva. Prima di questo c'è bisogno che ogni singolo individuo sviluppi una presa di coscienza individuale.

Gesù Cristo è stato il più grande rivoluzionario della storia. I suoi insegnamenti sono stati abolizione delle classi sociali, dell'autoritarismo e creazione di un sistema egualitario. Gesù ha combattuto per una libertà integrale piena di perdono, al contrario di chi cerca di imporre il proprio potere.


È chiaro che il vizio mi interessa più della virtù. La virtù non va migliorata, il vizio si può sempre migliorare. Solo così il discorso può essere produttivo.

Non mi sono mai goduto completamente un cazzo di niente e dalla vita ho sempre e soltanto raccolto quello che prevedevo di utilizzare per le canzoni. Ed è una scelta stupidamente scomoda e riduttiva, soprattutto quando verso i quarantacinque anni decidi di darci un taglio e ti metti a vivere come una persona normale. Allora ti accorgi, finalmente, del valore intero delle cose, dello spessore intero delle persone.

Parlando de "La Città Vecchia":
Questa è una canzone che risale al 1962, dove dimostro di aver sempre avuto, sia da giovane che da anziano, pochissime idee ma in compenso fisse. Nel senso che in questa canzone già esprimo quello che ho sempre pensato: che ci sia ben poco merito nella virtù e ben poca colpa nell'errore. Anche perché non ho ancora capito bene, malgrado i miei 58 anni, che cosa sia esattamente la virtù e che cosa esattamente sia l'errore. Basta spostarci di latitudine e vediamo come i valori diventano disvalori e viceversa. Non parliamo poi nello spostarci nel tempo; c'erano morali nel medioevo e nel rinascimento che oggi non sono più assolutamente riconosciuti. Oggi noi ci lamentiamo, vedo che c'è un gran tormento sulla perdita di valori, bisogna aspettare di storicizzarli. Io penso che non è che i giovani di oggi non abbiano valori, hanno sicuramente dei valori che noi non siamo ancora stati in grado di capire bene, perché siamo troppo affezionati ai nostri. Tutto questo per dire, che io non ho nessuna verità assoluta in cui credere, che non ho nessuna certezza in tasca e quindi non la posso neanche regalare a nessuno. Va già molto bene se riesco a regalarvi qualche emozione.



La scelta della solitudine permette di non stare nel mucchio, di non essere contaminati da passioni di parte e di vivere senza giudicare gli errori altrui, senza responsabilizzare nessuno per i nostri.

Cioran, uomo di grande lucidità, diceva che la vita, più che una corsa verso la morte, è una disperata fuga dalla nascita. Quando veniamo al mondo affrontiamo una sofferenza e un disagio che ci portiamo avanti tutta la vita, quelli di un passaggio traumatico da una situazione conosciuta all'ignoto.
Questo è il primo grande disagio. Il secondo, non meno traumatico, è quando ci rendiamo conto che dovremo morire. Per me questa grande consapevolezza è arrivata verso i quattro anni.
L'uomo diventa "grande", diventa spirituale o altro, quando riesce a superare questi disagi senza ignorarli. Ora, se a essi si aggiunge anche l'esercizio della solitudine, ecco che allora forse, a differenza di altri che vivono protetti dal branco, alla fine della tua vita riesci a "consegnare alla morte una goccia di splendore", come recita quel grande poeta colombiano che è Álvaro Mutis.

L'emarginazione può essere il prezzo che si paga per assomigliare al proprio desiderio.

Individualista, certo, ma quando l'individualismo rischia di diventare solitudine, si sveglia in me l'animale sociale, e allora lascio riposare Stiner e riscopro Aristotele.

In una società massificata colui che tenta di uscire dal giro, dai cliché in cui i suoi simili sono abituati a riconoscerlo, non riesce a raggiungere il suo scopo; questa società gli impedisce di realizzare il suo sogno.

Penso di non aver l'obbligo di farmi vedere. Ho scelto un mestiere per cui il mio pubblico verrà formato da uditore. Alla base di tutto sta un desiderio di perfezionismo. Per affrontare una platea, la mia faccia dovrebbe saper dire qualcosa, adattarsi alle mie canzoni, ma questo non lo sa fare. Non sono un personaggio, non ho quindi bisogno di cambiare. Al contrario vorrei che cambiasse il mondo, che è sempre stupidamente uguale, monotono, assurdamente inutilmente cattivo.


Fabrizio De André mi ha cambiato fin dal primo istante in cui ho ascoltato le sue canzoni. Senza di lui ora sarei una persona peggiore. Avevo quattordici anni e non sapevo nulla della vita e in assenza di persone reali e concrete che riuscissero a spiegarmela adeguatamente, mi sono ritrovato a seguire le ideologie di un cantautore che mi ha prima rapito con i suoi ritmi, e poi mi ha aperto gli occhi con la dura realtà raccontata nelle sue canzoni.

Ringrazio il Destino, che un pomeriggio mi ha fatto cadere tra le mani un suo CD.
Ringrazio la mia Curiosità, per avermi dato la forza di non rimetterlo nello scaffale. Ho dovuto resistere molto mentre gli amici mi dicevano che era "roba da vecchio", che c'era di meglio da ascoltare, e che stavo perdendo soldi e tempo. Poveri loro! Non sanno cosa si sono persi.
Ringrazio Faber per avermi emozionato, ispirato, insegnato, educato, divertito ma, soprattutto per avermi consolato in quelle brutte giornate dove non c'era nessuno a cui appoggiarsi.
Tu ci sei sempre stato e da allora ci sarai per sempre.

lunedì 7 gennaio 2019

LIBRI: Voto 10 - Anno 2018

Ed eccoci qui per il secondo anno consecutivo ad elencare i libri che hanno ricevuto un encomio e quindi il massimo dei voti nelle mie letture di quest'anno, un 2018 impaziente di andarsene che è volato via in fretta e furia.
Lo dico subito: è stato un ottimo anno ma non ho battuto il record di libri letti nel 2017 (se sei curioso clicca qui, se non te ne frega niente clicca qui. 
Per i fumetti, questo 2018 non è andato benissimo, ne ho letti la meta dell'anno precedente, molti meno anche dei libri questa volta. Ogni anno è a sé. 
Ok, abbiamo aspettato anche troppo; rullo di tamburi... tensione alle stelle e ecco a voi il numero di libri e i fumetti letti nell'anno 2018:

Libri.................78

Fumetti............55


E ora, è finalmente giunto il momento di svelare quali sono i libri con Voto 10 che mi hanno fatto sognare, tremare, palpitare e volare in questo 2018 ricco di emozioni, storie e interessanti letture. Siete pronti? Bene, si parte!


Radiomorte
di Gianluca Morozzi
Con uno stile asciutto, Gianluca Morozzi ci trascina nella tenebrosa vita perfetta della famiglia Colla. Un viaggio senza ritorno nei segreti inconfessabili di una famiglia impeccabile!
Nonostante non riesca ad apprezzare fino in fondo lo stile narrativo di Morozzi, amo da impazzire le perverse idee e gli intrecci che ogni volta riesce a mettere in piedi e quindi, anche se la scrittura non risulta molto armoniosa, è comunque coinvolgente ed efficace per lo sviluppo della trama.



Non Scrivere di Me
di Livia Manera Sambuy
Come dice il sottotitolo del libro, questi sono "racconti intimi di scrittori molto amati". In ordine compaiono: Mavis Gallant, Judith Thurman, David Foster Wallace, Joseph Mitchell, Richard Ford, James Purdy, Paula Fox, Philip Roth.
Con ognuno di questi scrittori, Livia Manera Sambuy ha passato momenti indimenticabili che hanno lasciato in lei un segno indelebile. Ognuno di loro, le ha regalato un pezzetto di sé, e lei lo ha accettato, fatto suo, reso speciale e poi a sua volta l'ha regalato a noi, lettori avidi di aneddoti, segreti e curiosità, che riescano a svelare qualcosa di più sui nostri scrittori preferiti.
Amo molto lo stile con cui sono scritti questi saggi, così poetico, così sognante, così pulito; per niente stucchevole, anzi, spesso molto profondo.


Cirano di Bergerac
di Edmond Rostand
Penso che più o meno tutti, almeno a grandi linee, conoscano l'opera di Edmond Rostand. Il "Cirano di Bergerac" è un capolavoro e su questo non si discute. Leggere la storia è stato veramente emozionante, anche se in questa edizione la traduzione non è in rima e perde un po' di quella magia che avvolgeva la prima traduzione del 1898, a cura di Mario Giobbe.
Nonostante ciò, una volta iniziata la lettura, si viene catapultati nella Parigi del 1600 e finché la storia non si compie, non ci si stacca dal libro.
Molto interessante anche l'opera filosofica scritta da Cirano di Bergerac, inserita in coda al volume. Il vero pezzo forte rimane comunque l'opera di Rostand, assolutamente da leggere.


Il Giovane Holden
di J.D. Salinger
Che tipo il Vecchio Holden! È proprio uno spasso mentre ci racconta che razza di weekend ha passato qualche tempo fa.
Giuro: mi fa morire! Poi il vecchio Holden non risparmia mica niente a nessuno, ne ha proprio per tutti; intanto è un buon osservatore della società e cose così, e se ha qualcosa da criticare te la sbatte in faccia senza tanti giri di parole; poi però si vede che è un tipo sensibile e socievole. E insomma, il vecchio Holden è così: prendere o lasciare. A me piace, punto.



Sapiens
di Yuval Noah Harari
Sapiens è qualcosa di molto più completo di un semplice saggio storico. Con una scrittura scorrevole e mai pesante, Yuval Noah Harari racconta magistralmente la parabola umana dal brodo primordiale ai giorni nostri.
Analizzando da molti punti di vista la formazione di tutto il sapere umano, dalla psicologia alla biologia, dall'economia alla politica, dalla religione alla sociologia fino alla filosofia, spiega con una visione sempre molto lucida, come siamo arrivati a essere quello che siamo. Da leggere assolutamente.


E quindi, con l'augurio di un fecondo 2019 ricco di letture, storie e avventure, vi aspetto per questo ormai classico appuntamento il prossimo anno, sempre in questi giorni, sempre in questi luoghi.

Buona lettura!