martedì 31 ottobre 2017

Horror Story #4 - Speciale Halloween - Clarissa


È il freddo che sveglia Clarissa. È stesa sul pavimento in una pozza di sangue non suo.
Ha appena ammazzato i suoi genitori ma non riesce a ricordare perché l'ha fatto.
A se stessa racconta di non esser stata lei, che lei li amava più della sua vita. 
Sua madre è stata pugnalata al ventre; suo padre è morto dissanguato, dopo che qualcuno l'ha morso al collo strappandogli la giugulare.
Una morte atroce.

Clarissa si alza lentamente, ha male alla mascella e alle braccia, le sente affaticate, indolenzite. 
Si avvicina allo specchio. Ha la bocca imbrattata di sangue, il suo pigiama, che era bianco e azzurro quando era andata a letto, ora ha solo sfumature di rosso.
Cosa è successo? La mente di Clarissa si sforza di ricordare, ma è tutto inutile.
Blackout totale.
Inizia allora a girare come una trottola per la stanza, tocca il corpo della madre, il respiro le diventa affannoso mentre scuote il corpo del padre. Piange, urla, si dispera e inizia a battere la testa contro il muro, prima una volta, poi due, poi una sequenza sempre più forte, e poi all'improvviso, nel silenzio della notte, il campanello di casa suona tre volte.

Clarissa si ferma.

La notte torna silenziosa come dovrebbe sempre essere a quell'ora e, a quel punto, il campanello della porta suona di nuovo.
Clarissa ha gli occhi sbarrati, sente quel trillo infernale rimbombargli nella testa e questo la paralizza.
Poi il campanello smette di suonare, ma dopo pochi secondi ecco qualcuno bussare.
TOC!! TOC!! TOC!! <<Aprite!>> urlano al di là della porta. TOC!! TOC!! TOC!!
Clarissa si alza, e come in trance, percorre il corridoio che porta all'ingresso. Giunta davanti alla porta, la apre lentamente. La polizia si trova di fronte una ragazzina di circa quindici anni, ricoperta interamente di sangue.
   <<Non sono stata io>> dice.

Alla centrale di polizia, Clarissa nega ogni responsabilità. Dice di essere innocente, di non ricordare nulla. Dice che lei non c'entra, che amava i suoi genitori; lei li amava. 
Eppure le prove sono schiaccianti e al giorno d'oggi, le prove non si possono più discutere. Le prove scientifiche sono inappellabili, hanno sempre ragione e le prove scientifiche dicono che Clarissa ha ucciso i suoi genitori. Punto.
A seconda del reato commesso, il colpevole pagherà la pena prevista dalla legge.
Nel caso di omicidio, c'è la pena di morte. Sempre, qualunque sia l'età del colpevole e senza eccezione alcuna. Non importa se Clarissa ha solo quindici anni, la legge dice così, e la legge è legge, e la legge non si discute mai. 
   <<Clarissa O'Neil deve morire e questo è quanto!>> Dice il giudice della contea, Aaron Spencer.

L'esecuzione è fissata a tre mesi esatti dal primo giorno di detenzione; questo tempo è sempre utilizzato dalla polizia per cercare nuovi elementi che possano cambiare la sentenza del tribunale, una consuetudine che di solito non cambia il giudizio finale.
Clarissa aspetta il giorno dell'esecuzione nella prigione della contea di Neverdied.
L'hanno messa in cella con una donna di nome Lindsay, che da quando Clarissa è arrivata, la notte non riesce più a chiudere occhio. Alle altre detenute racconta che durante il sonno, Clarissa parla lingue sconosciute, recita strane preghiere e fa versi gutturali e inquietanti che sembrano provenire dall'inferno stesso. Lindsey ha paura di Clarissa e ha chiesto di essere spostata. Una notte si è svegliata perché sentiva un grosso peso sullo stomaco e quando ha aperto gli occhi, Clarissa le era cavalcioni e le stava annusando il collo. Presa dal panico ha urlato a pieni polmoni tutto il suo terrore e le guardie, messe in allarme da quelle grida, sono intervenute separando le detenute. Il rapporto che è stato successivamente stilato sull'incidente, descrive Clarissa come "indemoniata", "non presente a se stessa" e "capace di tutto"; Clarissa non ricorda niente di tutto ciò che è avvenuto in quella cella.
Il giorno dopo, viene trasferita in isolamento, per la sicurezza di tutti, dicono.

Nel frattempo, dalle indagini sono emersi loschi particolari sulla vita familiare di Clarissa. I genitori, producevano film pornografici amatoriali che venivano poi caricati su siti internet di scambisti. Gli agenti dopo aver controllato le ultime registrazioni della videocamera, hanno fatto una scoperta sconvolgente: nella memoria è presente un filmato che porta la data del massacro.

Il video inizia con i genitori della ragazzina che si eccitano a vicenda con classici giochetti erotici. Poi l'inquadratura si sposta e sul letto, legata e in stato d'incoscienza, c'è Clarissa. I genitori le si avvicinano e mettono in scena un vero e proprio stupro di cui Clarissa è inconsapevole vittima. Terminato l'immondo atto, liberano Clarissa che, in palese stato confusionale viene portata fuori dalla camera da letto. Dopo qualche chiacchiera, i genitori, sfiniti dalla violenza, si addormentano dimenticando la videocamera accesa e in registrazione. Passano circa venti minuti quando la porta della stanza si apre facendo ricomparire Clarissa. Sembra ancora incosciente, i movimenti sono scoordinati, inclina continuamente la testa da un lato all'altro e il volto sembra deformato, quasi disumano. 

Avanza dinoccolata verso il letto dove i genitori stanno dormendo, guarda l'obbiettivo della videocamera, poi allarga la bocca in un terribile sorriso innaturale, e in un attimo si lancia sul letto dei genitori con furia assassina. Nello slancio la telecamera cade a terra e l'inquadratura non consente di vedere ciò che avviene, ma le urla di terrore e gli schizzi di sangue che imbrattano l'obbiettivo, non lasciano niente all'immaginazione.
La videocamera riprende i piedi di Clarissa, sta camminando per la stanza; all'improvviso con un tonfo sordo cade a terra. La sua faccia occupa l'intero schermo mentre sghignazza fissando l'obbiettivo, poi lentamente, chiude gli occhi e si addormenta. In sottofondo, il respiro agonizzante della madre si placa definitivamente mentre un silenzio irreale avvolge la stanza. Qualche istante dopo la telecamera si spegne.

È la prova definitiva. Il giudice della Contea non ha nessun dubbio: Clarissa non era in grado di intendere e di volere ma, senza ombra di dubbio alcuno, è stata lei ad uccidere i propri genitori. Qualcuno prova a avanzare l'ipotesi di legittima difesa, ma questa viene respinta. L'opinione pubblica è divisa: sì, Clarissa ha ucciso, ma l'ha fatto per liberarsi da un incubo; forse non merita di morire.
Il giudice Aaron Spencer però è inamovibile. Clarissa ha ucciso e la legge dice che chi ha ucciso, deve morire. La sentenza è definitiva: Clarissa O'Neil è condannata a morte.

Clarissa guarda il soffitto. Oggi è il giorno in cui morirà. Un prete è venuto a trovarla ieri sera, ha pregato per lei, mentre Clarissa nemmeno lo guardava. Sa di aver ucciso i suoi genitori, l'ha visto nel filmato e mentre il prete le parlava cercava di trattenere la rabbia per quell'accusa ingiusta.
Non ricorda niente, non ricorda il massacro dei suoi genitori, ma ha visto il filmato, e non riesce proprio a sentirsi in colpa.
Mentre sentiva la voce del pastore recitare con tono cadenzato una preghiera dopo l'altra, pensava che sarebbe stato bello, poter vivere ancora un po', poter diventare donna. 

Il momento è giunto. Le guardie entrano nella cella. La alzano dalla branda, la ammanettano e la trascinano verso il suo destino.

Nella sala della sedia elettrica la stanno aspettando il pastore, il sindaco e il giudice che ha pronunciato la sentenza di morte; l'intera città è ferma davanti alla tv per assistere all'esecuzione.
La visione della morte oggi, servirà ad educare il popolo per domani.

Il sindaco si avvicina al piccolo palco e guardando diritto in camera dice:
   <<Oggi, rendiamo giustizia alla morte di Patrick e Florence O'Neil, barbaramente uccisi dalla qui presente Clarissa O'Neil, loro unica figlia.>>
   <<La legge è chiara. Chi commette omicidio, espierà le proprie colpe sulla sedia elettrica. Clarissa O'Neil è stata giudicata colpevole di omicidio, e oggi la sentenza sarà rispettata.>> aggiunge il giudice.
Le guardie trascinano Clarissa sulla sedia, la legano e la preparano per l'esecuzione.
   <<Vuoi dire qualcosa?>> ma Clarissa non risponde. <<Clarissa O'Neil, vuoi dire qualcosa prima di procedere?>>. Ed ecco che lo sguardo di Clarissa che prima sembrava perso nel vuoto, ora sembra presente, alza la testa, guarda il giudice per qualche secondo e poi dice quasi sottovoce:
   <<Morirai! Come i miei genitori. Come chi mi ha fatto del male. Io non merito questo. Io volevo solo essere felice.>>.
   <<Sarai tu a morire ora, ragazzina!>> dice il giudice.
   <<Una notte... una notte verrò da te e ti ucciderò.>> Clarissa fissa dritto negli occhi il giudice, che per lo sgomento arretra di qualche passo da lei, terrorizzato da quegli occhi infernali.

Il pastore si avvicina alla ragazza e la benedice spruzzandole qualche goccia di acqua santa sul viso. Lei si dibatte, impreca e urla. Maledice il sindaco, maledice il pastore e grida vendetta, e poi accade.
Le guardie azionano gli interruttori, l'elettricità inizia a scorrere nel corpo di Clarissa che sussulta e trema come colpita da un attacco epilettico. La faccia è deformata, i nervi di tutto il corpo sono tesi, e quando alla fine viene staccato l'interruttore, il viso della giovane si rilassa, i lineamenti tornano quelli di sempre e Clarissa appare come una ragazzina qualunque. Il giudice guarda quel corpo senza vita con inquietudine. Sa di aver fatto rispettare la legge, ma forse questa volta non ha valutato con lucidità il caso. 
Ormai è troppo tardi, non si può tornare indietro. Sbagliata o no, la sentenza è stata rispettata.
La legge ha vinto. Come sempre.

Aaron Spencer è il giudice della contea di Neverdied da quasi vent'anni e nel corso della sua lunga carriera, ha ricevuto minacce di morte praticamente ad ogni sentenza emessa, ma mai nessuna minaccia lo aveva intimorito come le parole che quella ragazzina aveva pronunciato poco prima di morire. Da allora il giudice ha perso la sua spavalderia, teme per la propria vita e si guarda continuamente alle spalle. Placa le sue ansie solo quando torna nel suo appartamento. Lì sa di essere al sicuro; lì, nessuno gli potrà far del male.
Ogni sera al suo rientro fa una lunga doccia calda e dopo una sana cena vegetariana, guarda alla tv qualche programma che eviti di farlo pensare troppo.
A volte si addormenta sul divano, e anche adesso è lì, disteso su morbidi cuscini, con la luce azzurrina dello schermo che lo illumina, mentre sul canale mandano "La Notte Dei Morti Viventi" di George A. Romero. Le urla del film horror si mescolano ai tuoni e ai lampi di un violento temporale che si sta abbattendo sulla contea. Il suono della pioggia che batte insistentemente sulla finestra lo sveglia. Clarissa è lì davanti a lui. La ragazzina che ha mandato a morte, che ha fatto friggere sulla sedia elettrica, lo sta fissando proprio come quell'ultima volta.
Preso dal panico cerca di scappare ma non riesce a muovere un muscolo. La ragazzina avanza verso di lui e, lentamente, avvicina la sua bocca al collo del giudice che trema, sbraita e si dimena, ma per quanto si sforzi non riesce a sfuggire a quel terribile abbraccio. Clarissa allora affonda la bocca nel collo di Aaron Spencer strappandogli la giugulare e poi resta lì, a fissare la sua vittima che, dissanguata, lentamente muore.


Ritroveranno Aaron Spencer due giorni dopo, sul divano di casa sua, con gli occhi spalancati e vuoti a fissare il nulla. La televisione ancora accesa ha accompagnato gli ultimi istanti di vita del giudice. 
   <<Ha avuto un infarto!>> conclude il medico legale dopo un veloce esame del cadavere; poi prende il telecomando, e spegne finalmente la tv.


giovedì 26 ottobre 2017

L'Incipit

Partiamo da un dato di fatto: ogni testo letterario e non, ha un inizio e quindi ha per forza un incipitOk. L'ovvio l'abbiamo detto. In narrativa però, l'incipit è molto più importante e fondamentale rispetto a qualsiasi altro testo.

L'incipit è quel momento in cui tu decidi di chiudere gli occhi sulla tua vita e di riaprirli su vite non tue ma che poi, alla fine del libro, ti apparterranno.
Dopo aver iniziato un romanzo, uscirai da te stesso e ti ritroverai come per magia, nei panni di qualcun altro, percependo i suoi sentimenti, condividendo le sue emozioni e partecipando alla sua vita. Se il libro che stai leggendo ti rapisce, la tua mente viaggerà verso mete impossibili da raggiungere e proverà esperienze che probabilmente nella tua vita non vivrai mai. È un esperienza mistica e virtuale ma che lascia qualcosa dentro. Qualcosa che ti farà crescere e che arricchirà la tua vita. 


Umberto Eco diceva che «Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro.» 
E tutto questo è possibile solo iniziando a leggere una storia.

L'incipit più bello che ho mai letto è quello de "Il Processo" di Franz Kafka:
"Qualcuno doveva aver diffamato Josef K., perché, senza che avesse fatto nulla di male, una mattina venne arrestato. La cuoca della signora Grubach, la sua padrona di casa, che ogni giorno verso le otto gli portava la colazione, quella volta non venne. Ciò non era mai accaduto."

In tempi più recenti, un inizio che mi ha colpito è stato quello di Gregory David Roberts in "Shantaram", che mi ha letteralmente catapultato nella sua vita:

"Ho impiegato molto tempo e ho girato quasi tutto il mondo per imparare quello che so dell’amore, del destino e delle scelte che si fanno nella vita. Per capire l’essenziale, però, mi è bastato un istante, mentre mi torturavano legato ad un muro. Fra le urla silenziose che mi squarciavano la mente riuscii a comprendere che nonostante i ceppi e la devastazione del mio corpo ero ancora libero: libero di odiare gli uomini che mi stavano torturando oppure di perdonarli. Non sembra granché, me ne rendo conto. Ma quando non hai altro, stretto ad una catena che ti morde la carne, una libertà del genere rappresenta un universo sconfinato di possibilità. E la scelta che fai, odio o perdono, può diventare la storia della tua vita.
Nel mio caso è una lunga storia, con tanti personaggi. Sono stato un rivoluzionario che ha soffocato i propri ideali nell’eroina, un filosofo che ha smarrito l’integrità nel crimine, un poeta che ha perso l’anima in un carcere di massima sicurezza. Scappando di galera – ho scavalcato il muro principale, fra le due torrette di guardia armate di mitragliatrici – sono diventato l’uomo più ricercato del mio paese. La buona sorte mi ha tenuto compagnia per mezzo mondo, e mi ha seguito fino in India. Sono entrato nella mafia di Bombay, ho fatto il trafficante di armi, il contrabbandiere, il falsario. Mi hanno messo in catene in tre continenti, mi hanno preso a botte, bastonato, privato del cibo. Sono andato in guerra. Sono fuggito sotto il fuoco nemico. E sono sopravvissuto, mentre altri intorno a me morivano. Uomini quasi sempre migliori di me. Uomini migliori le cui vite sono state frantumate da un errore, spazzate via da un istante sbagliato d’odio, amore o indifferenza. Li ho seppelliti, ed erano tanti. Troppi. Il dolore delle loro storie e delle loro vite è entrato a far parte della mia esistenza.Ma la mia storia non parte da quegli uomini, ne dalla mafia: inizia dal primo giorno a Bombay. Il destino ha calato la mia carta in quella città. La fortuna ha distribuito le carte che mi hanno portato a Karla Saaranen. E io ho cominciato a giocarla, quella mano, fin dal primo momento che ho guardato i suoi occhi verdi. Insomma, questa storia inizia come tante altre: una donna, una città e un pizzico di fortuna."

E da qui inizia un viaggio che durerà più di mille pagine e che alla fine vi avrà riempito l'anima.

È difficile creare incipit così potenti e suggestivi, ma come diceva Italo Calvino:
"Fino al momento precedente a quello in cui cominciamo a scrivere, abbiamo a nostra disposizione il mondo dato in blocco, senza né un prima né un poi."

Sta a noi renderlo magico.