domenica 28 giugno 2020

Leggerezza

Quante volte avete sentito la frase: "segui i tuoi sogni"? E quante volte l'avete fatto? Già, come pensavo.

Non sentitevi in colpa, seguire i propri sogni non è mai facile. Ognuno ha costruito la propria vita legandola ad una serie di doveri da rispettare che vanno dalla famiglia al lavoro. Ad un certo punto della nostra vita, ognuno di noi ha dovuto compiere scelte capitali, scelte alle quali non eravamo preparati e che volenti o nolenti, avrebbero indirizzato il nostro futuro in maniera quasi irreversibile. 

I più fortunati hanno imboccato la strada giusta, quella che poi li ha effettivamente portati a vivere la vita che avrebbero voluto vivere e a realizzarsi come individui.
I più sfortunati invece sono arrivati davanti al famoso bivio (o trivio) inermi come tutti, ma senza nessun appoggio da parte dei genitori: sono stati abbandonati a loro stessi e hanno fatto la loro scelta sbagliando clamorosamente tutto.
(Ci sono anche quelli che hanno sbagliato strada ma si sono accontentati e hanno accettano tutto quello che arrivava, senza domande né ribellioni: per loro la vita scorre tranquilla, può succedere che qualche volta sentano uno strano peso sullo stomaco ma, tutto sommato, a loro va bene così.)

Io faccio parte della seconda categoria. 

Fino ad una certa età non ho capito niente di quello che mi circondava, poi un giorno, come per magia, mi si sono aperti gli occhi, solo che ormai era troppo tardi: 
il treno era passato, le opportunità finite e l'età troppo avanzata.
Un coglione, insomma.

Sento già qualcuno bussarmi sulla spalla per attirare la mia attenzione e dirmi una frase che più retorica di così si muore:

"Non è mai troppo tardi per inseguire i propri sogni e realizzarli"

Ma vaffanculo! 

Come pensate che io, con due figli e una moglie a carico, possa anche solo lontanamente pensare di abbandonare un lavoro che odio ma che paga bene, per inseguire i miei sogni che si basano sul nulla (cioè, su un talento che non ho e sulla fortuna di essere compresi dagli altri), quando sappiamo perfettamente che, come insegna Gianni Morandi, solo "uno su mille ce la fa"? 

Come posso pensare di essere io quel 1 X 1000? Sarebbe come andare al casinò e puntare tutto sul rosso o sul nero. 
Non si fa dai...

A parole è tutto molto facile ma poi, quando si va ad analizzare una per una, le piccole catene che tengono legata la vita di ogni singolo individuo, si capisce che ognuna di loro ha un significato e un'importanza vitale; a volte basta aprire il lucchetto sbagliato per passare da avere una vita normale a perdere tutto in un batter d'occhio.

"Chi non risica non rosica" è vero! Facciamo però che inizi tu, eh!

Il mio è un discorso molto cinico, lo so, ma arrivato a questo punto della mia vita, smetto di sperare di farcela, smetto di sognare e continuo a fare quello che sto facendo, mi piaccia o meno. 
Senz'altro continuerò a scrivere, ma solo per un mio piacere personale, senza alcuna velleità artistica e senza sperare che un giorno qualcuno si accorga di me. 
Non succederà e se succederà, sarà quel che sarà

Con questo scritto sconclusionato e che non ho intenzione di editare, voglio dire che prenderò tutto molto più alla leggera di quanto ho fatto fino ad ora; non soffrirò più perché non riesco a scrivere, non mi farò venire mal di pancia e non lotterò più per ritagliarmi momenti di studio e lettura sacrificando sonno e tempo libero. Prenderò tutto quello che viene e farò solo ciò che voglio, senza obblighi e costrizioni che poi, in realtà, erano solo mie deviazioni mentali.

Leggerezza è la nuova parola d'ordine. 

...Non vi sentite già meglio?



domenica 21 giugno 2020

Non Chiamatemi Ingenuo...

Molti anni fa, camminavo per le vie di Venezia, quando mi sono imbattuto in un venditore ambulante che, a onor del vero, non vendeva nulla di utile o ordinario, ma qualcosa di piuttosto stravagante che non ho mai dimenticato. La sua merce consisteva in diversi pupazzetti di carta, con corti fili di lana a comporre le gambe dove alle estremità erano attaccati piccoli quadratini di carta, a simulare improbabili piedi; 
E fino a qui direte "...e quindi?". Miei ingenui amici... Quello che non sapete e che quei pupazzetti, sfidando ogni legge fisica, rimanevano abilmente in piedi, e non si limitavano solo a questo, ma anzi, ballavano a tempo di una musica che fuoriusciva delle casse di una vecchia radio posta lì vicino.

Ora mettetevi nei miei panni: avevo sedici anni e poca esperienza del mondo, ero in gita di piacere (avevo marinato la scuola o come si dice dalle mie parti "avevo Fatto Fuoco") con una ragazza bellissima e avevo dalla mia l'entusiasmo e la stupidità della gioventù che non teme nulla, neppure di fare figuracce e passare per fesso. 
Cosa mai avrei potuto fare, se non sborsare cinquemila Lire e comprare quel prodigio della scienza? 

Il signore, gentilissimo, mi ha illustrato com'era possibile far ballare quei piccoli pezzi di carta semplicemente avvicinandoli allo stereo e strofinandoli un poco sulla cassa acustica. Per dimostrarmi che tutto era autentico e genuino ha aperto un pupazzetto nuovo e lo ha messo a danzare affianco a i due già attivi sul marciapiede. 

Incrdibile!! Buon uomo, prenda subito i miei soldi!

Ho comprato quei pupazzetti e già avevo in mente un grande futuro per loro: immaginavo le reazioni di tutti coloro ai quali li avrei mostrati, a come sarebbero rimasti a bocca aperta dopo averli visti ballare e quanto tutti avrebbero invidiato quei miei nuovi prodigiosi giocattoli.

Arrivato a casa, ho immediatamente spacchettato il mio acquisto e con grandissima delusione mi sono reso conto che, quell'adorabile vecchino mi aveva fregato alla grande. Avevo acquistato alla folle cifra di cinquemila lire, due pezzetti di carta, grandi quanto una mano che non stavano in piedi nemmeno a puntellarli. Avrei voluto spaccare tutto, prendere il treno e tornare di nuovo a Venezia per poi ritrovare quel maledetto truffatore e cantargliene quattro. 
Ma non l'ho fatto; anzi, sono rimasto ore e ore a studiare la tecnica e a perfezionare il movimento; ho raggiunto la manualità necessaria per compiere il gesto utile a far ballare le mascotte di carta sull'invisibile filo di nylon e, alla fine, sono diventato un abile giocoliere.

Da allora sono passati molti anni e quel giochino è stato dimenticato e abbandonato in favore di nuove scoperte e di più interessanti hobby, ma non l'ho mai scordato del tutto; e così quando l'altro giorno camminando nuovamente per le vie di Venezia, mi sono ritrovato davanti lo stesso amato trucco effettuato dalla stessa mano abile di allora corredato dallo stesso sorriso canzonatorio leggermente più invecchiato, beh, mi sono bloccato meravigliato.
Mi sono poi avvicinato, e fingendomi incuriosito, mi sono interessato alla tecnica, bevendomi tutte le sue cazzate per poi sborsare nuovamente del denaro (cinque euro questa volta), consapevole del fatto che quel vecchietto farabutto dentro di sé gioiva per averne fregato ancora un altro. E io, felice per il mio nuovo acquisto, l'ho salutato e ringraziato per avermi fatto riprovare le stesse sensazioni di quando, quel ragazzino ingenuo si entusiasmava semplicemente per due pezzetti di carta danzanti. 

L'ho comprato di nuovo, sì è vero, ma non chiamatemi ingenuo, chiamatemi Sognatore!