domenica 31 dicembre 2017

Mente Sgombra #2 - Bilanci e Bilanciamenti

E così, anche quest'anno se ne va, e noi ci ritroviamo tutti un po' più vecchi, più brutti e più rincoglioniti. Gli anni passano e la vita continua inesorabile la sua corsa, fregandosene dei tuoi sentimenti, dei tuoi progetti e delle tue speranze.
La vita è così, che ci vuoi fare? Si va su e su, e poi si precipita in picchiata; si perde, si trionfa, si vince di nuovo, e poi si perde ancora tutto. Su e giù, giù e su, e così via. A volte sembra di stare seduti sopra un'altalena, sempre in attesa di qualcuno che ci dia una spinta abbastanza forte da farci rimanere in aria più tempo possibile. La maggior parte delle volte si aspetta inutilmente quella spinta che non arriva quasi mai. Devi provare a spingerti da solo, devi usare tutte le tue energie per dondolarti più forte che puoi; devi dare tutto quello che hai, e forse, un giorno, qualcuno noterà quanto stai volando in alto.

Io non sono nessuno, non ho messaggi importanti da trasmettere ai posteri e nemmeno una visione limpida e categorica del mondo. Sono smarrito e solo esattamente come tutti voi. Allora perché questo blog? Per cercare un senso? Per me?  
Perché mi piace scrivere e mi piace fissare i miei pochi pensieri da qualche parte, ed è indifferente che questo avvenga in un foglio di carta o in uno spazio virtuale. Non sono qui per condividere i miei segreti, ma inevitabilmente qualcosa di me verrà raccontato. Chiedo scusa se a volte tenderò a parlare dei cazzi miei. Chiedo scusa se a volte tenderò a romanzare le storie che sento in giro e chiedo scusa se a volte tenderò ad inventarmene di sana pianta. 

Forse il blog mi serve solo per non tenere ciò che scrivo chiuso in un raccoglitore. Forse è il mio bisogno di sapere che questi scritti esistono e che magari qualcuno, anche solo per sbaglio, potrebbe trovarli e leggerli. 
Il mio proposito per l'anno che sta arrivando, è migliorare la regolarità delle pubblicazioni. Non sono molto regolare, scrivo principalmente di notte, quando la vita vera non ostacola questa mia attività occulta. Una cosa è certa però, questo blog mi serve, e mi fa star meglio! Anche se non lo legge nessuno; anche se nessuna delle persone che conosco nel mondo reale sa che esiste; mi aiuta a trovar pace anche in momenti come questo, dove nella mia vita non sta succedendo niente di nuovo, niente di eccitante, dove tutto è sempre uguale da troppo, troppo tempo; e forse, va bene così. 
Sapete come si dice no? Nessuna nuova, buona nuova!


Odio gli auguri quindi andate a fanculo
Anzi... Vi auguro di tornare presto su queste pagine e di leggere appassionatamente i deliri di questo stronzo qualunque inacidito dalla sua noiosa vita qualunque. Ok?

venerdì 29 dicembre 2017

Storia Di Nessuno #5 - La Ragazza Del Ponte


Un giorno, mentre attraversava un ponte, un uomo di nome Victor incontrò una bella ragazza intenta a guardar scorrere il fiume. Victor, che non baciava una donna da molto tempo, pensò che la ragazza fosse abbastanza carina e che forse valeva la pena provare ad attaccar bottone, così le si avvicinò.
- Salve!
- Mi lasci sola.
- Non mi ha nemmeno guardato, magari le sto simpatico.
- Le ho detto di lasciarmi in pace.
- Arrivederci allora.

Victor, confuso e amareggiato, si allontanò dalla ragazza, ma preso da un moto d'orgoglio, decise di tornare sui suoi passi. 

- Perché?
- Se ne vada!
- Perché vuole che me ne vada?
- Perché sto per morire e non mi interessa conoscere persone che potrebbero farmi rimpiangere la vita che tra poco non avrò più.
- Ha un male incurabile?
- Sì. Il mal di vivere.

Victor rimase sconvolto dalle parole della giovane e, dopo averci pensato un po' su, seppe cosa dire:

- Io non la conosco, non so se è spiritosa, egoista, malvagia o meravigliosa, ma passando da qua, il suo profilo, il suo odore e i suoi capelli mi hanno colpito. Ho sentito un brivido sfiorami il cuore. Lei è probabilmente bellissima e tale bellezza non può essere mai un male.
- Ha detto bene, non mi conosce.
- E se volessi conoscerla?
- Soffrirebbe. Esattamente come hanno sofferto tutti quelli che hanno incrociato la mia strada.
- Oggi l'ho incrociata io, e vorrei provare a percorrerla insieme a lei.
- Finirebbe presto.
- Può darsi, ma per ora le probabilità sono le stesse di quelle di una lunga storia d'amore che potrebbe anche durare per sempre.

Per la prima volta la ragazza si voltò. La speranza di una vita migliore, di poter finalmente ambire ad una vita felice le diede la forza di mostrarsi. Il lato destro della faccia, quello che fino ad allora era rimasto coperto, rivelò un viso orribilmente deturpato. Era spaventoso.

- Chiedo scusa, - disse Victor - credevo fosse tutto possibile ma... non questo. Forse ha ragione lei. Ora... ora devo proprio andare. Sa, a casa mi aspettano per il cenone e se ritardo poi se la prenderanno tutti con me, e poi lei mi sembrava così impegnata a guardare il fiume che non vorrei disturbarla troppo a lungo, ora... ora faccio quello che mi aveva consigliato appena le ho parlato eh... ok? Me ne vado... ok? Allora... ci vediamo in giro... buon... buon Natale!

E se ne andò di fretta senza più voltarsi indietro. 
La ragazza si girò nuovamente verso l'acqua, la guardò scorrere e sparire sotto il ponte. Lentamente si staccò la maschera in silicone che le deturpava il viso e che nascondeva lineamenti delicati e armoniosi. 

- Anche quest'anno nessuno ha voluto salvare il brutto anatroccolo. La deformità vince sulla compassione e come sempre io rimango qui da sola, a guardare l'acqua scorrere via, senza nessuno che mi tenga per mano.


venerdì 22 dicembre 2017

LIBRI: Dal 2010 al 2016

Dal 2010 tengo nota dei libri che leggo durante l'anno. Ho iniziato per pura curiosità, solo per sapere quanti libri avrei letto in un anno solare. Questo esperimento, che doveva rimanere circoscritto al solo 2010, è diventato ormai una routine consolidata che fa parte della mia vita da lettore;
Nell'agenda, oltre ad i testi letti, tengo nota anche dei fumetti, che credo dovrebbero essere considerati importanti tanto quanto i libri. A fine anno quindi si formano due numerini che non fanno altro che statistica. 
Guardo spesso avanti e nel mio futuro immagino questa situazione: ci sono io che, vecchio, brutto, favolosamente sapiente e schifosamente ricco, vado ad aprire un polveroso baule sepolto in cantina che contiene tutto ciò che oggi butto sulla carta; agende, quaderni, block notes, stampe, disegni. Ed eccomi lì, un arzillo cento-ventenne che legge versando qualche lacrima le cagate scritte nella sua gioventù che non torna più.
Sarà un po' come prendere una macchina del tempo, tornare a quando ero giovane, brutto, incredibilmente ignorante e meravigliosamente povero e vedere cosa quel ragazzino tutto sogni e zero esperienza, creasse per portarmi dove sarò in quel momento. Viaggi mentali, non preoccupatevi, è tutto a posto.


Comunque, sono andato fuori tema. Avevo detto che alla fine dell'anno saltava fuori una specie di statistica; quindi ho pensato potesse essere una buona idea creare una specie di ricorrenza e, siccome valuto anche il gradimento del testo con un voto che va da 0 a... indovinate? Dai, su, spara, dai: 10, bravissimi, ho pensato di elencare qui i libri che hanno ricevuto il massimo dei voti. Magari con una piccola descrizione e con la copertina. Così avrò una specie di archivio on-line dei libri che avranno lasciato il segno.

Siccome non si può recuperare il tempo perso, oggi farò una specie di punto zero mettendo le statistiche fino al 2016 e nel prossimo post (di gennaio), oltre alla statistica del 2017 elencherò i libri che hanno avuto il mio voto maximum. 

Credo sia importante sapere che i libri che leggo non seguono uno schema preciso, leggo quello che mi capita e che in quel momento mi incuriosisce o che mi intriga di più. Molto spesso leggo libri pubblicati da anni, raramente le novità, che compro comunque ma che spesso finiscono ad invecchiare sullo scaffale in attesa della mia attenzione. Chissà poi perché?


mercoledì 29 novembre 2017

Mente Sgombra #1 - Questa È Casa Mia

Questa è casa mia, e qui comando io...
C'era una canzoncina che aveva questo ritornello. Dopo provo a cercarla e magari metto anche il link. Non ci sono regole, in questo spazio virtuale che mi sono creato per fuggire alla vita reale, non voglio che ci siano regole. 
Incredibilmente però la mia fallace natura umana, mi impone di creare regole persino qui, dove posso fare ciò che voglio e dire ciò che voglio; metto regole di comportamento persino qui, in questo spazio virtuale che è talmente deep-web, da avere meno di 100 visite al mese e dove probabilmente 70 ingressi li faccio io stesso mentre i restanti 30, gente che sbaglia sito. Ahahahah! Che stupido sono a limitarmi, a bloccarmi, a regolarmi!
Io voglio scrivere e pubblicare ciò che mi pare, ma alcune volte è come se applicassi una specie di autocensura. Perché? Non ha senso, ed infatti non mi auto-censurerò più.
Problemi? Non me ne importa nulla. 
Questo è il mio diario. Nessuno sa chi sono, nessuno può prendermi per il culo nella vita reale per quello che scrivo. Qui butto fuori tutto. Qui non nascondo nulla, al massimo invento. E se credete che qui sia tutto vero, beh mi dispiace per voi. Qui la fantasia regna sovrana in quasi tutti gli scritti che pubblico. 
Che nella vita voglio scrivere l'ho già detto? Mille volte!
E che il blog è la mia palestra? Certo, è un luogo di allenamento, di sperimentazione.
Sicuramente scrivo di merda, sicuramente scrivo storie di merda e sicuramente ho opinioni di merda. Ma è la sola merda che attualmente riesco a produrre. Quando tra cinque, dieci anni rileggerò questo blog, immagino che me ne vergognerò moltissimo, ma spero nel frattempo di essere cresciuto, di aver maturato uno stile, di aver preso coraggio e di aver fatto leggere a qualcuno che conosco le mie cose.
Dal letame nascono i fior, diceva il poeta.
Per ora, voi tre coraggiosi lettori reali che leggete queste robe da quattro soldi, state annusando odore di merda guasta, ma abbiate fiducia, prima o poi una rosa riuscirò a farla nascere ed allora sarete i primi ad aver goduto del suo profumo.


P.S. Ho trovato la canzone che prima canticchiavo in testa. Non è stato difficile.
Voi non la volete sentire sul serio, vero?
A mia parziale discolpa vi assicuro che nella mia mente aveva una musica molto più moderna e orecchiabile. La delusione cocente per le reali sonorità del pezzo però, sono state attenuate dalla lucente bellezza dell'interprete. Accidenti ragazzi, ma che bella la giovane Gigliola Cinquetti!! Wow!
Bene! Probabilmente perderò anche voi tre intrepidi lettori dopo questo link ma in fondo:

mercoledì 22 novembre 2017

L'Amore Ci Farà A Pezzi

Se noi fossimo il tipo di persona che non si guarda mai indietro, non ci faremmo sempre così male, ad ogni nostro incontro.
Se noi non avessimo vissuto quello che abbiamo vissuto, non ci guarderemmo con la malinconia con la quale sempre ci guardiamo.
Se noi ci incontrassimo per la prima volta oggi, rifaremmo tutto di nuovo, esattamente come la prima volta. 


La passione, l'amore, l'odio, il sesso, la riconciliazione, di nuovo l'odio, ancora l'amore, il perdono, il rancore, l'amore, l'odio, la disperazione, la rassegnazione ed infine la fine.
Ci riprenderemmo ancora per poi lasciarci nuovamente.
La vita non ci risparmierebbe niente, nemmeno questa volta. 
Le persone cambiano e la vita continua lo stesso; non ci sono spiegazioni logiche per questo, non c'è un finale in cui il colpevole pagherà per le sue colpe, perché non c'è un vero colpevole.
La vita non si ferma mai, va avanti e con lei anche il tempo, che col suo incedere cancella ogni ricordo, ogni dolore, ogni emozione fino a che non rimarrà nient'altro che il ricordo di un nome appena appena famigliare, e che forse un tempo per te ha avuto un significato profondo. 
Ma non ora, ora no. 
Ora è solo un nome come tanti altri, un nome che si mescola e si confonde con altri nomi, con altre esperienze, con altre emozioni.

Ora guardami e prendi la mia mano. 
L'amore ci farà a pezzi, ma tu non te ne andare. 
Rimani con me.  Abbracciami. 
Non lasciarmi mai più.

martedì 31 ottobre 2017

Horror Story #4 - Speciale Halloween - Clarissa


È il freddo che sveglia Clarissa. È stesa sul pavimento in una pozza di sangue non suo.
Ha appena ammazzato i suoi genitori ma non riesce a ricordare perché l'ha fatto.
A se stessa racconta di non esser stata lei, che lei li amava più della sua vita. 
Sua madre è stata pugnalata al ventre; suo padre è morto dissanguato, dopo che qualcuno l'ha morso al collo strappandogli la giugulare.
Una morte atroce.

Clarissa si alza lentamente, ha male alla mascella e alle braccia, le sente affaticate, indolenzite. 
Si avvicina allo specchio. Ha la bocca imbrattata di sangue, il suo pigiama, che era bianco e azzurro quando era andata a letto, ora ha solo sfumature di rosso.
Cosa è successo? La mente di Clarissa si sforza di ricordare, ma è tutto inutile.
Blackout totale.
Inizia allora a girare come una trottola per la stanza, tocca il corpo della madre, il respiro le diventa affannoso mentre scuote il corpo del padre. Piange, urla, si dispera e inizia a battere la testa contro il muro, prima una volta, poi due, poi una sequenza sempre più forte, e poi all'improvviso, nel silenzio della notte, il campanello di casa suona tre volte.

Clarissa si ferma.

La notte torna silenziosa come dovrebbe sempre essere a quell'ora e, a quel punto, il campanello della porta suona di nuovo.
Clarissa ha gli occhi sbarrati, sente quel trillo infernale rimbombargli nella testa e questo la paralizza.
Poi il campanello smette di suonare, ma dopo pochi secondi ecco qualcuno bussare.
TOC!! TOC!! TOC!! <<Aprite!>> urlano al di là della porta. TOC!! TOC!! TOC!!
Clarissa si alza, e come in trance, percorre il corridoio che porta all'ingresso. Giunta davanti alla porta, la apre lentamente. La polizia si trova di fronte una ragazzina di circa quindici anni, ricoperta interamente di sangue.
   <<Non sono stata io>> dice.

Alla centrale di polizia, Clarissa nega ogni responsabilità. Dice di essere innocente, di non ricordare nulla. Dice che lei non c'entra, che amava i suoi genitori; lei li amava. 
Eppure le prove sono schiaccianti e al giorno d'oggi, le prove non si possono più discutere. Le prove scientifiche sono inappellabili, hanno sempre ragione e le prove scientifiche dicono che Clarissa ha ucciso i suoi genitori. Punto.
A seconda del reato commesso, il colpevole pagherà la pena prevista dalla legge.
Nel caso di omicidio, c'è la pena di morte. Sempre, qualunque sia l'età del colpevole e senza eccezione alcuna. Non importa se Clarissa ha solo quindici anni, la legge dice così, e la legge è legge, e la legge non si discute mai. 
   <<Clarissa O'Neil deve morire e questo è quanto!>> Dice il giudice della contea, Aaron Spencer.

L'esecuzione è fissata a tre mesi esatti dal primo giorno di detenzione; questo tempo è sempre utilizzato dalla polizia per cercare nuovi elementi che possano cambiare la sentenza del tribunale, una consuetudine che di solito non cambia il giudizio finale.
Clarissa aspetta il giorno dell'esecuzione nella prigione della contea di Neverdied.
L'hanno messa in cella con una donna di nome Lindsay, che da quando Clarissa è arrivata, la notte non riesce più a chiudere occhio. Alle altre detenute racconta che durante il sonno, Clarissa parla lingue sconosciute, recita strane preghiere e fa versi gutturali e inquietanti che sembrano provenire dall'inferno stesso. Lindsey ha paura di Clarissa e ha chiesto di essere spostata. Una notte si è svegliata perché sentiva un grosso peso sullo stomaco e quando ha aperto gli occhi, Clarissa le era cavalcioni e le stava annusando il collo. Presa dal panico ha urlato a pieni polmoni tutto il suo terrore e le guardie, messe in allarme da quelle grida, sono intervenute separando le detenute. Il rapporto che è stato successivamente stilato sull'incidente, descrive Clarissa come "indemoniata", "non presente a se stessa" e "capace di tutto"; Clarissa non ricorda niente di tutto ciò che è avvenuto in quella cella.
Il giorno dopo, viene trasferita in isolamento, per la sicurezza di tutti, dicono.

Nel frattempo, dalle indagini sono emersi loschi particolari sulla vita familiare di Clarissa. I genitori, producevano film pornografici amatoriali che venivano poi caricati su siti internet di scambisti. Gli agenti dopo aver controllato le ultime registrazioni della videocamera, hanno fatto una scoperta sconvolgente: nella memoria è presente un filmato che porta la data del massacro.

Il video inizia con i genitori della ragazzina che si eccitano a vicenda con classici giochetti erotici. Poi l'inquadratura si sposta e sul letto, legata e in stato d'incoscienza, c'è Clarissa. I genitori le si avvicinano e mettono in scena un vero e proprio stupro di cui Clarissa è inconsapevole vittima. Terminato l'immondo atto, liberano Clarissa che, in palese stato confusionale viene portata fuori dalla camera da letto. Dopo qualche chiacchiera, i genitori, sfiniti dalla violenza, si addormentano dimenticando la videocamera accesa e in registrazione. Passano circa venti minuti quando la porta della stanza si apre facendo ricomparire Clarissa. Sembra ancora incosciente, i movimenti sono scoordinati, inclina continuamente la testa da un lato all'altro e il volto sembra deformato, quasi disumano. 

Avanza dinoccolata verso il letto dove i genitori stanno dormendo, guarda l'obbiettivo della videocamera, poi allarga la bocca in un terribile sorriso innaturale, e in un attimo si lancia sul letto dei genitori con furia assassina. Nello slancio la telecamera cade a terra e l'inquadratura non consente di vedere ciò che avviene, ma le urla di terrore e gli schizzi di sangue che imbrattano l'obbiettivo, non lasciano niente all'immaginazione.
La videocamera riprende i piedi di Clarissa, sta camminando per la stanza; all'improvviso con un tonfo sordo cade a terra. La sua faccia occupa l'intero schermo mentre sghignazza fissando l'obbiettivo, poi lentamente, chiude gli occhi e si addormenta. In sottofondo, il respiro agonizzante della madre si placa definitivamente mentre un silenzio irreale avvolge la stanza. Qualche istante dopo la telecamera si spegne.

È la prova definitiva. Il giudice della Contea non ha nessun dubbio: Clarissa non era in grado di intendere e di volere ma, senza ombra di dubbio alcuno, è stata lei ad uccidere i propri genitori. Qualcuno prova a avanzare l'ipotesi di legittima difesa, ma questa viene respinta. L'opinione pubblica è divisa: sì, Clarissa ha ucciso, ma l'ha fatto per liberarsi da un incubo; forse non merita di morire.
Il giudice Aaron Spencer però è inamovibile. Clarissa ha ucciso e la legge dice che chi ha ucciso, deve morire. La sentenza è definitiva: Clarissa O'Neil è condannata a morte.

Clarissa guarda il soffitto. Oggi è il giorno in cui morirà. Un prete è venuto a trovarla ieri sera, ha pregato per lei, mentre Clarissa nemmeno lo guardava. Sa di aver ucciso i suoi genitori, l'ha visto nel filmato e mentre il prete le parlava cercava di trattenere la rabbia per quell'accusa ingiusta.
Non ricorda niente, non ricorda il massacro dei suoi genitori, ma ha visto il filmato, e non riesce proprio a sentirsi in colpa.
Mentre sentiva la voce del pastore recitare con tono cadenzato una preghiera dopo l'altra, pensava che sarebbe stato bello, poter vivere ancora un po', poter diventare donna. 

Il momento è giunto. Le guardie entrano nella cella. La alzano dalla branda, la ammanettano e la trascinano verso il suo destino.

Nella sala della sedia elettrica la stanno aspettando il pastore, il sindaco e il giudice che ha pronunciato la sentenza di morte; l'intera città è ferma davanti alla tv per assistere all'esecuzione.
La visione della morte oggi, servirà ad educare il popolo per domani.

Il sindaco si avvicina al piccolo palco e guardando diritto in camera dice:
   <<Oggi, rendiamo giustizia alla morte di Patrick e Florence O'Neil, barbaramente uccisi dalla qui presente Clarissa O'Neil, loro unica figlia.>>
   <<La legge è chiara. Chi commette omicidio, espierà le proprie colpe sulla sedia elettrica. Clarissa O'Neil è stata giudicata colpevole di omicidio, e oggi la sentenza sarà rispettata.>> aggiunge il giudice.
Le guardie trascinano Clarissa sulla sedia, la legano e la preparano per l'esecuzione.
   <<Vuoi dire qualcosa?>> ma Clarissa non risponde. <<Clarissa O'Neil, vuoi dire qualcosa prima di procedere?>>. Ed ecco che lo sguardo di Clarissa che prima sembrava perso nel vuoto, ora sembra presente, alza la testa, guarda il giudice per qualche secondo e poi dice quasi sottovoce:
   <<Morirai! Come i miei genitori. Come chi mi ha fatto del male. Io non merito questo. Io volevo solo essere felice.>>.
   <<Sarai tu a morire ora, ragazzina!>> dice il giudice.
   <<Una notte... una notte verrò da te e ti ucciderò.>> Clarissa fissa dritto negli occhi il giudice, che per lo sgomento arretra di qualche passo da lei, terrorizzato da quegli occhi infernali.

Il pastore si avvicina alla ragazza e la benedice spruzzandole qualche goccia di acqua santa sul viso. Lei si dibatte, impreca e urla. Maledice il sindaco, maledice il pastore e grida vendetta, e poi accade.
Le guardie azionano gli interruttori, l'elettricità inizia a scorrere nel corpo di Clarissa che sussulta e trema come colpita da un attacco epilettico. La faccia è deformata, i nervi di tutto il corpo sono tesi, e quando alla fine viene staccato l'interruttore, il viso della giovane si rilassa, i lineamenti tornano quelli di sempre e Clarissa appare come una ragazzina qualunque. Il giudice guarda quel corpo senza vita con inquietudine. Sa di aver fatto rispettare la legge, ma forse questa volta non ha valutato con lucidità il caso. 
Ormai è troppo tardi, non si può tornare indietro. Sbagliata o no, la sentenza è stata rispettata.
La legge ha vinto. Come sempre.

Aaron Spencer è il giudice della contea di Neverdied da quasi vent'anni e nel corso della sua lunga carriera, ha ricevuto minacce di morte praticamente ad ogni sentenza emessa, ma mai nessuna minaccia lo aveva intimorito come le parole che quella ragazzina aveva pronunciato poco prima di morire. Da allora il giudice ha perso la sua spavalderia, teme per la propria vita e si guarda continuamente alle spalle. Placa le sue ansie solo quando torna nel suo appartamento. Lì sa di essere al sicuro; lì, nessuno gli potrà far del male.
Ogni sera al suo rientro fa una lunga doccia calda e dopo una sana cena vegetariana, guarda alla tv qualche programma che eviti di farlo pensare troppo.
A volte si addormenta sul divano, e anche adesso è lì, disteso su morbidi cuscini, con la luce azzurrina dello schermo che lo illumina, mentre sul canale mandano "La Notte Dei Morti Viventi" di George A. Romero. Le urla del film horror si mescolano ai tuoni e ai lampi di un violento temporale che si sta abbattendo sulla contea. Il suono della pioggia che batte insistentemente sulla finestra lo sveglia. Clarissa è lì davanti a lui. La ragazzina che ha mandato a morte, che ha fatto friggere sulla sedia elettrica, lo sta fissando proprio come quell'ultima volta.
Preso dal panico cerca di scappare ma non riesce a muovere un muscolo. La ragazzina avanza verso di lui e, lentamente, avvicina la sua bocca al collo del giudice che trema, sbraita e si dimena, ma per quanto si sforzi non riesce a sfuggire a quel terribile abbraccio. Clarissa allora affonda la bocca nel collo di Aaron Spencer strappandogli la giugulare e poi resta lì, a fissare la sua vittima che, dissanguata, lentamente muore.


Ritroveranno Aaron Spencer due giorni dopo, sul divano di casa sua, con gli occhi spalancati e vuoti a fissare il nulla. La televisione ancora accesa ha accompagnato gli ultimi istanti di vita del giudice. 
   <<Ha avuto un infarto!>> conclude il medico legale dopo un veloce esame del cadavere; poi prende il telecomando, e spegne finalmente la tv.


giovedì 26 ottobre 2017

L'Incipit

Partiamo da un dato di fatto: ogni testo letterario e non, ha un inizio e quindi ha per forza un incipitOk. L'ovvio l'abbiamo detto. In narrativa però, l'incipit è molto più importante e fondamentale rispetto a qualsiasi altro testo.

L'incipit è quel momento in cui tu decidi di chiudere gli occhi sulla tua vita e di riaprirli su vite non tue ma che poi, alla fine del libro, ti apparterranno.
Dopo aver iniziato un romanzo, uscirai da te stesso e ti ritroverai come per magia, nei panni di qualcun altro, percependo i suoi sentimenti, condividendo le sue emozioni e partecipando alla sua vita. Se il libro che stai leggendo ti rapisce, la tua mente viaggerà verso mete impossibili da raggiungere e proverà esperienze che probabilmente nella tua vita non vivrai mai. È un esperienza mistica e virtuale ma che lascia qualcosa dentro. Qualcosa che ti farà crescere e che arricchirà la tua vita. 


Umberto Eco diceva che «Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro.» 
E tutto questo è possibile solo iniziando a leggere una storia.

L'incipit più bello che ho mai letto è quello de "Il Processo" di Franz Kafka:
"Qualcuno doveva aver diffamato Josef K., perché, senza che avesse fatto nulla di male, una mattina venne arrestato. La cuoca della signora Grubach, la sua padrona di casa, che ogni giorno verso le otto gli portava la colazione, quella volta non venne. Ciò non era mai accaduto."

In tempi più recenti, un inizio che mi ha colpito è stato quello di Gregory David Roberts in "Shantaram", che mi ha letteralmente catapultato nella sua vita:

"Ho impiegato molto tempo e ho girato quasi tutto il mondo per imparare quello che so dell’amore, del destino e delle scelte che si fanno nella vita. Per capire l’essenziale, però, mi è bastato un istante, mentre mi torturavano legato ad un muro. Fra le urla silenziose che mi squarciavano la mente riuscii a comprendere che nonostante i ceppi e la devastazione del mio corpo ero ancora libero: libero di odiare gli uomini che mi stavano torturando oppure di perdonarli. Non sembra granché, me ne rendo conto. Ma quando non hai altro, stretto ad una catena che ti morde la carne, una libertà del genere rappresenta un universo sconfinato di possibilità. E la scelta che fai, odio o perdono, può diventare la storia della tua vita.
Nel mio caso è una lunga storia, con tanti personaggi. Sono stato un rivoluzionario che ha soffocato i propri ideali nell’eroina, un filosofo che ha smarrito l’integrità nel crimine, un poeta che ha perso l’anima in un carcere di massima sicurezza. Scappando di galera – ho scavalcato il muro principale, fra le due torrette di guardia armate di mitragliatrici – sono diventato l’uomo più ricercato del mio paese. La buona sorte mi ha tenuto compagnia per mezzo mondo, e mi ha seguito fino in India. Sono entrato nella mafia di Bombay, ho fatto il trafficante di armi, il contrabbandiere, il falsario. Mi hanno messo in catene in tre continenti, mi hanno preso a botte, bastonato, privato del cibo. Sono andato in guerra. Sono fuggito sotto il fuoco nemico. E sono sopravvissuto, mentre altri intorno a me morivano. Uomini quasi sempre migliori di me. Uomini migliori le cui vite sono state frantumate da un errore, spazzate via da un istante sbagliato d’odio, amore o indifferenza. Li ho seppelliti, ed erano tanti. Troppi. Il dolore delle loro storie e delle loro vite è entrato a far parte della mia esistenza.Ma la mia storia non parte da quegli uomini, ne dalla mafia: inizia dal primo giorno a Bombay. Il destino ha calato la mia carta in quella città. La fortuna ha distribuito le carte che mi hanno portato a Karla Saaranen. E io ho cominciato a giocarla, quella mano, fin dal primo momento che ho guardato i suoi occhi verdi. Insomma, questa storia inizia come tante altre: una donna, una città e un pizzico di fortuna."

E da qui inizia un viaggio che durerà più di mille pagine e che alla fine vi avrà riempito l'anima.

È difficile creare incipit così potenti e suggestivi, ma come diceva Italo Calvino:
"Fino al momento precedente a quello in cui cominciamo a scrivere, abbiamo a nostra disposizione il mondo dato in blocco, senza né un prima né un poi."

Sta a noi renderlo magico.

sabato 30 settembre 2017

Pochi Pensieri Sparsi Sulla Vita In Una Sera Come Molte Altre

La vita non è altro che un continuo andare avanti. Può succedere di tutto intorno a te, ma nel bene o nel male andrai comunque avanti. La vita è un movimento a senso unico. 
Fai tutto come si deve, perché non potrai tornare indietro, mai più.

La tua vita non sarà sprecata se aiuterai chi è in difficoltà.
La tua vita non sarà sprecata se dividerai ciò che è tuo con chi non ha nulla.
La tua vita non sarà sprecata se farai sempre del tuo meglio in ogni occasione.

Probabilmente un giorno sarai tu ad aver bisogno degli altri, so che faticherai a chiedere aiuto, ma sono sicuro che qualcuno allungherà una mano verso la tua e ti aiuterà ad uscire dal crepaccio in cui sei precipitato. Non sarai solo. Non lasciare che nessuno sia mai solo.

Il futuro, la speranza di un domani migliore non sono altro che una bella illusione. La rincorsa alla vita dei desideri, è oggi un mito che dovrebbe essere limitato, proprio per non creare persone frustrate nel presente. Vivere giorno per giorno, ha molto più senso che preoccuparsi costantemente di un futuro che difficilmente sarà come continuiamo a sognare ogni sacrosanta notte. Dico tutto ciò da uomo medio che fa sogni eccezionali di vite incredibili. Eccezionalità che non ho, e che difficilmente raggiungerò; ci si prova, ma il risultato non è garantito e questo è molto frustrante.

Quindi, come diceva qualcuno: 
"agite come se fallire fosse impossibile", ma siate cauti, la vita è bellissima, ma è anche piena di orrori.




domenica 10 settembre 2017

Apri La Tua Mente

Che cosa te ne fai di aver studiato tutta la vita, se vivi in una società di tuttologi, che non vuole comprendere ciò che spieghi, non ascolta ciò che dici, non da valore ai tuoi consigli e ti tappa la bocca andando avanti per la propria fallimentare strada?

Cosa perdi tempo a discutere se ogni volta che cerchi di spiegare un concetto a qualcuno, quello ti risponde che per lui non è così e che sei tu che stai sbagliando, ma quando poi gli chiedi di argomentare non sa risponderti, tira su un muro, e chiude ogni questione?

Cosa continui a combattere, se quelli che affronti non sono altro che mulini a vento, con fondamenta tanto profonde da risultare inamovibili e che quindi non potranno mai modificare le loro posizioni in quanto troppo convinti della loro infallibilità, della loro supremazia, della loro autorità nei confronti di chiunque abbiano di fronte? 

Cosa ci stai a fare lì, se nessuno ti da credito, non perché tu non valga, ma perché valgono di più loro e le loro opinioni?

Cosa metti in discussione ogni tua idea, ogni tua conoscenza quando gli altri non si pongono nemmeno il dubbio di poter sbagliare?

Che cosa studi, cosa approfondisci ogni argomento che ti interessa, se poi quando parli con qualcuno sembra sempre che tu non sappia niente, mentre loro che hanno letto in un sito internet qualcosa di quell'argomento, senza confrontarlo con altre fonti, ora ne sono i massimi esperti?
Non è mai come dici tu, sei tu che sbagli perché internet possiede tutte le risposte e cosa importa che spesso siano cazzate, cosa importa se quelle risposte le ha scritte uno come loro, uno come noi, uno come me, che sa qualcosa di parziale su un argomento generico e crede così di potersi spacciare da grande esperto, quando in realtà non sa niente di nulla.

Questa generazione non sa nulla, ma crede di sapere tutto; la grande differenza però, la farà chi è in grado di mettere costantemente in discussione ciò che sa e non chi vive pensando di essere il massimo esperto assoluto e definitivo di ogni argomento, che poi quando gli vai a chiedere qualcosa va a nascondersi in bagno a "googleare" la risposta.

La pessima società odierna, sta forgiando pessimi genitori, che cresceranno pessimi figli, che faranno parte di una pessima generazione che poi, creerà una pessima società futura. Oppure questo è già successo, e adesso siamo noi quella pessima generazione?
Non c'è scampo al declino, a meno che non si riesca ad essere un po' più rispettosi delle idee altrui, capendo che nessuno sa niente di nulla ma che insieme si può andare lontano; che le idee si possono anche cambiare senza per forza sentirsi più deboli, più stupidi o inferiori a nessuno, e che, con un affiatato lavoro di squadra, una società migliore la si può ancora costruire.

Il saggio dice:
"Rispetta chi è in cerca della verità, ma diffida da chi dice di averla trovata".

E qui sembra che l'abbiano trovata proprio tutti.


giovedì 31 agosto 2017

Come Raggiungere I Tuoi Obbiettivi

Per raggiungere l'obbiettivo che mi sono prefissato ho stilato sette regole da seguire. Non sono regole universali, sono regole che ho pensato possano essere utili a me, ma ciò non toglie che possano essere utili anche a qualcun altro.
Le appunto qui, in questo mio spazio potenzialmente accessibile ovunque, in modo che quando verrò assalito dai miei tipici dubbi esistenziali, io le possa facilmente reperire. 
Questo è quanto: 


Regola #1 - Pianificare ogni mossa
Se hai un progetto in mente, prima di tutto, pianifica il percorso di sviluppo della tua idea. È essenziale  avere un tracciato che delinei tutti gli snodi della strada che vogliamo percorrere. Il cammino verso l'obbiettivo sarà lungo e difficoltoso e a volte può succedere di smarrirsi, di perdere la strada principale, ma di solito se si possiede una mappa da consultare ci si orienta meglio ritrovando più facilmente la strada corretta; pianificare serve proprio a questo, a non perdersi.
È molto importante creare piccoli obbiettivi intermedi, che una volta raggiunti oltre a dare un senso di soddisfazione, ti daranno coscienza dell'avanzamento del progetto. Sfrutta gli obbiettivi intermedi anche per studiare la strategia futura e confermare o modificare ciò che poi andrai a fare.

Regola #2 - Gestire il tempo
Impara a gestire il tempo e sfruttarlo al massimo. Per farlo bisogna prima osservare la propria vita per un periodo abbastanza lungo che ti faccia comprendere le tempistiche di ogni azione routinaria, poi modifica le tue abitudini in modo da ottimizzare le tempistiche. Avere un'agenda ed organizzare le giornate, settimana per settimana, può essere un ottima idea per non farsi cogliere impreparati e sapere sempre quale sarà il passo successivo. Poi oh, gli imprevisti capitano, ma almeno saprai da dove ripartire.

Regola #3 - Non aver paura di cambiare
Quando si modificano le proprie abitudini si tende a credere che la nostra personalità cambierà definitivamente e per sempre. In parte è così, perché lo sforzo che si profonde per lo sviluppo del progetto inevitabilmente ci cambierà, ma in meglio. Una volta che il progetto sarà compiuto sarai una persona migliore, realizzata e soddisfatta, sia che il tuo progetto sia piantare dei fiori in giardino o girare un film di tre ore. Il raggiungimento di un obbiettivo, qualunque esso sia, ti farà crescere come persona. Cambierai e sarai migliore.

Regola #4 - Elimina il superfluo
Distinguere l'essenziale dal superfluo è un attitudine che bisognerebbe imparare a utilizzare il prima possibile. Eliminare tutto ciò che è distrazione e che ti fa perdere tempo è indispensabile per il raggiungimento degli obbiettivi che ti sei prefissato. Imparare a dire "NO" alle richieste delle persone alle quali diciamo "sì", spesso solo per cortesia, è già un buon inizio.

Regola #5 - Chiedi aiuto
Se hai bisogno di aiuto, chiedilo! Metti via l'orgoglio ed esponi i tuoi dubbi e le tue perplessità alle persone che credi ti possano aiutare. Nessuno va da nessuna parte da solo.

Regola #6 - Riposati
Qualche volta stacca la spina e fa' qualcosa di completamente diverso. Quando si è presi da un progetto, capita di immergersi talmente tanto in quello che si sta facendo che a volte ci si dimentica persino di mangiare. Tutto questo è molto bello, perché significa che ami così tanto quello che fai, che non ti rendi nemmeno conto del tempo che passa; ma rimanere immersi per troppo tempo può generare confusione. Bisogna staccare e rilassare il cervello facendo attività differenti. Ovviamente è molto gradita l'attività sportiva.

Regola #7 - Non mollare mai
La verità è che più cose fai, e più queste ti porteranno problemi. Non farti abbattere; ci saranno momenti bui che passeranno più o meno in fretta a seconda di come li affronterai e il modo giusto di affrontarli è con grinta e determinazione. 
I problemi ci saranno sempre, ma con loro arriveranno anche le soluzioni.
Non abbatterti. Non mollare. Raggiungi il tuo obbiettivo. 

domenica 20 agosto 2017

Ciò Che Mi Salva

La sveglia suona implacabile. Apro gli occhi. La guardo e so che è l’ora giusta, so che questo è il momento esatto che avevo programmato la sera prima per alzarmi e, in un modo o nell’altro, lo devo fare. Devo andare al lavoro, anche se non ne ho voglia, anche se sono le cinque del mattino e il letto cerca di attirarmi nuovamente a sé, anche se la sera prima sono uscito a cena e ho mangiato fino all’una, anche se ho finito la serata sorseggiando amari, grappe e liquori, anche se ho dormito solo un ora e ora ho un cerchio alla testa che se mi guardate da lontano sembro Saturno.
Non ci sono scuse. Devo andare. La giornata avrà il colore della merda, ma non è certo una novità.

Qualcuno potrebbe dire che odio il mio lavoro, e beh, quel qualcuno avrebbe maledettamente ragione. Non mi piace, non ci trovo nulla di stimolante, nulla che in qualche modo mi coinvolga o mi appassioni. Non è un lavoro monotono, questo no, solo che non si crea niente. Lo scopo finale del mio lavoro è fare in modo che la produzione non si fermi mai. Come? Prevenendo e intervenendo alle piccole disfunzioni del sistema. In pratica: c'è un problema, mi chiamano, lo risolvo (a volte non risolvo un cazzo!) e torno ad aspettare il prossimo evento.
Il fatto è che a me piacerebbe essere coinvolto in un processo creativo, dove ciò che produci, ciò che fai, alla fine sia tangibile, alla fine lo si possa vedere e toccare; qualcosa di cui si possa poi usufruire e una volta utilizzato dire: <<Ehi, questo l’ho fatto io!>> e poi magari andarne anche orgogliosi.

In fin dei conti, diciamolo dai, io vorrei fare lo scrittore, inventare storie, scrivere romanzi, ideare racconti;
vorrei pensieri unici, idee originali, vorrei avere un cervello colmo di idee e una scrittura brillante e piacevole che le imprima definitivamente nelle pagine di un libro.

Voglio che i miei scritti piacciano alla gente.
Voglio studiare quello che mi interessa e che amo.
Voglio scrivere per migliorare sempre e costantemente.
Voglio vivere di questa passione.
Voglio che qualcuno creda in me.
Voglio farmi il culo per un progetto in cui credo.
Voglio finalmente una soddisfazione. Una cazzo di soddisfazione.

È questo quello che voglio ed è questo ciò che mi prenderò. So che presto o tardi raggiungerò l’obbiettivo. Non sarà facile. Per me non ci sarà il classico colpo di culo, semplicemente perché non c’è mai stato prima; ci saranno invece sudore, fatica, passione, disillusione, orgoglio, tenacia e speriamo tanta soddisfazione.
Sono stanco di sentirmi un perdente. Io voglio scrivere e anche se mai nessuno dovesse cagarmi di striscio, io continuerò a scrivere perché questo è quello che amo fare.
Non lo dirò mai ad alta voce, ma qui posso scriverlo: io sono uno scrittore.
Lo sono dentro. Non ho bisogno di un certificato o di qualcuno che lo dica per me. 
Io so di esserlo. 
Fine della storia.

Da oltre un anno scrivo su questo blog e sento di non poterne più fare a meno. Certo, potrei aggiornarlo più spesso, ma quando scrivo lo faccio in segreto e il tempo che dedico a questo spazio dipende sempre molto dal tempo che posso passare solo con me stesso, che ultimamente è molto poco; infatti, proprio come un drogato che non ha potuto farsi ogni giorno della sua dipendenza, ho sofferto un po’ di astinenza e il "metadone" che ha calmato i miei irrequieti spiriti in questo lungo periodo di sofferenza, è stata la lettura; quella l’ho potuta consumare in gran quantità ovunque e in qualunque momento.
Libri cartacei, fumetti, e-reader, smartphone, ormai non ci sono più scuse per non leggere.

Leggere mi porta via, lontano dai miei guai, lontano da tutto e da tutti. 
Leggere mi ha salvato tante volte.

Scrivere e leggere. Ecco la mia cura per le insoddisfazioni della vita.
Scrivere e leggere. Non serve altro.

venerdì 28 luglio 2017

Estate

Ho un grossissimo problema. È un problema che non ha soluzione perché quel cazzo di problema sono io. Come posso auto risolvermi? Sono in crisi con me stesso. Ho aperto questo blog anche per sfogarmi e visto che esiste, almeno utilizziamolo per quello che fondamentalmente è: un cazzo di diario. Non importa quanto io ci scriva, non importa il modo in cui io metta per iscritto le mie idee o emozioni. Non importa nulla. Quindi ora scriverò e pubblicherò direttamente senza editing e senza correzioni ai refusi che salteranno sicuramente fuori.
Dunque, da dove iniziamo? Sono in ferie. In realtà le ferie sono quasi finite e tra qualche giorno, la routine riprenderà il sopravvento sulla mia vita. Oggi ripensavo a quanto sembravano interminabili le vacanze estive quando ero bambino. Non finivano mai, e forse ne ho capito il motivo. 
Le scadenze, gli impegni e le responsabilità, ecco i motivi. 
Da bambini non si hanno scadenze. La vita di un adulto è costellata da scadenze, ma sopratutto da responsabilità. Non si può più avere quella libertà mentale che si possiede quando si è bambini. Io almeno non la provo più da tantissimo tempo. Forse un adulto senza figli e senza persone che fanno affidamento su di lui, riesce ancora a vivere quello stato mentale. Io no. Mi manca moltissimo essere libero da scadenze. Anche le vacanze estive dell'infanzia avevano una scadenza ma quando eri a metà giugno e le vacanze iniziavano, non ci pensavi nemmeno che a metà settembre sarebbe finito tutto. Era troppo distante. In quelle estati potevi fare di tutto e sperimentare di tutto. Eri libero. Veramente libero. Potevi fare ciò che volevi senza il patema del dovere insindacabile che ti richiama all'ordine. Volevi stare tutto il giorno a pescare? Allora pescavi tutto il giorno. Volevi giocare a calcio tutto il pomeriggio? Facevi esattamente quello. Ricordo pomeriggi di completa solitudine e giornate con compagnie immense, mattine passate a letto dopo una notte in bianco e pomeriggi passati a guardare film horror alla tv, notti a scrivere o a leggere, a sistemare il computer a sistemare la mia camera e giornate passate a chiacchierare con amici o con mia nonna. Senza impegni facevi quello che volevi, quando volevi e come volevi. 
Quando non hai scadenze o impegni che ti facciano guardare all'immediato futuro, il tempo si dilata e sembra infinitamente lungo e, a volte, mortalmente noioso, mentre se hai continui impegni che tendono a moltiplicarsi, il ticchettio dell'orologio comincia a correre troppo velocemente e il tempo sembra sfuggire. In realtà il tempo non cambia mai, è il nostro approccio alla vita e come la riempiamo che fa la differenza.
Faccio un piccolo esempio della mia situazione. Qualche volta mi piace fare foto, e mi sarebbe piaciuto in queste vacanze, farmi una bella camminata in mezza campagna e fotografare ciò che più mi avrebbe colpito. Non sono mai andato. In diciotto giorni di ferie non sono mai riuscito a fare una cosa del genere che al massimo mi avrebbe rubato un paio di ore. Perché? Molto semplice. Per una settimana siamo stati al mare, e vabbè, non mi è andata nemmeno male. Poi tornando a casa, ogni giorno avevo qualcosa da fare; un giorno ho ridipinto le pareti nelle camere da letto, un altro giorno ho ripulito la casa da cima a fondo, poi ho portato la macchina dal meccanico, un'altra volta sono andato in posta e poi a far la spesa, poi dal dentista, insomma, la vita di tutti i giorni; qualcuno allora potrebbe chiedere: 
"Vorresti darci a bere che in mezzo a tutti questi impegni non sei riuscito a fare nemmeno una camminata di due/tre ore nelle campagne del tuo paese?"
Proprio così, caro amico, perché oltre a questi impegni, poi ci sono anche quelli che non puoi proprio mancare, tipo andare a prendere i tuoi figli dall'asilo, e chiunque ha dei figli può ammettere candidamente che dal momento in cui tornano a casa fino a quando non vanno a letto, tu non riuscirai a combinare nulla che non sia stare con loro. Per carità, tempo tutt'altro che sprecato, ma a volte vorresti un po' di tempo per te. Ci sono momenti in cui azzardo una lettura o addirittura provo a scrivere, ma se ho i pargoli per casa, vengo interrotto ogni due righe e tutto è inutile. Non ha senso nemmeno provarci. 
Quindi tornando a noi, se faccio svariate cose e so che poi nel programma della giornata ne ho delle altre, non riesco a sfruttare al massimo le ore buche tra l'una e l'altra. 
È un problema mio, lo so. 
Riassumendo, mi manca molto la libertà mentale che avevo da bambino/ragazzino e mi manca molto quel tempo che ho sprecato in pochissime cose produttive e moltissime minchiate (ricordo di una giornata intera buttata a costruire una porta da calcio fatta con nastro isolante e decine di quei tubi di cartone sui quali è arrotolato lo scottex, per poi vederla distrutta nemmeno due giorni dopo da un temporale improvviso). Attività inutili che però in quel momento mi andava di fare e che non mi avrebbero dato niente, se non un sano e momentaneo divertimento. 
Estate: forse l'amiamo così tanto proprio perché evoca il ricordo di quella libertà che si respira solo da giovani, quando ancora non potevamo sapere che la vita che stavamo vivendo allora, l'avremmo rincorsa per sempre, senza raggiungerla mai più.